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05/01/22

Focus su "Pretentious Crap" di Zhivago Duncan al PAMM

 


Un bel pratico e interessante video sull'opera "Pretetious Crap" di Zhivago Duncan presente al PAMM a Miami.

04/01/22

Arte sacra alla galleria Lorenzelli di Milano

  


La galleria Lorenzelli di Milano propone fino al 22 Gennaio questa interessante mostra : "nel Nome di Dio Omnipotente. Arti talismaniche, pratiche di scrittura sacra e protettiva dal nord della Nigeria." curata da Andrea Brigaglia e Gigi Pezzoli.




CS

Lorenzelli Arte continua la sua periodica programmazione di iniziative collaterali promosse allo scopo di approfondire tematiche e ricerche sull'arte contemporanea, ma non per questo estranee o marginali, per confermare il ruolo primario della galleria nella diffusione e confronto tra culture e per ribadire l'universalità dell'arte. 


Da mercoledì 27 ottobre, fino a 22 gennaio 2022 è lieta di presentare "nel Nome di Dio Omnipotente. Arti talismaniche, pratiche di scrittura sacra e protettiva dal nord della Nigeria". 

Le sale espositive ospitano nel cuore di Milano una ricca serie di 80 opere inedite, appartenenti agli Hausa, un gruppo etnico di oltre 70 milioni di individui, stanziato tra il nord della Nigeria e il sud del Niger. 


Ci si immerge in un mondo di prevalente tradizione sufi, apparentemente lontano, ma che rimanda ad antiche pratiche protettive, divinatorie e taumaturgiche del Medio Oriente, del mondo greco-romano, della Cabala ebraica, fino all'alchimia occidentale medievale.





03/01/22

Francis Bacon alla Royal Academy of Arts


Study for Bullfight No. 1, 1969. Oil on canvas. 198 x 147.5 cm. Private collection © The Estate of Francis Bacon. 
All rights reserved, DACS/Artimage 2021. Photo: Prudence Cuming Associates Ltd.

 La sua pittura è stata sempre molto fisica e spesso il mondo animale compare nelle sue opere, si può spiegare così il titolo  "Man and Beast" » della grande mostra che la Royal Academy of Arts di Londra avvierà dal 29 Gennaio al 17 Aprile 2022 su Francis Bacon.

Portrait of George Dyer Crouching, 1966. Oil on canvas. 198 x 147 cm. Private collection © The Estate of Francis Bacon. 
All rights reserved, DACS/Artimage 2021. Photo: Prudence Cuming Associates Ltd. 



CS 
Explore Francis Bacon’s visceral paintings, where the line between human and animal is constantly blurred, reminding us that our primal instincts lie just below the surface.

Irish-born artist Francis Bacon was the horse-breeder’s son who became one of the most important painters of the 20th century.

An openly gay man at a time when homosexuality was illegal, he was banished from his conservative family home by his father at 16. After that, he drifted through Berlin and Paris before establishing himself in London, with his formative years running parallel with some of the 20th century’s most profoundly disturbing events.

This powerful exhibition will focus on Bacon’s unerring fascination with animals: how it both shaped his approach to the human body and distorted it; how, caught at the most extreme moments of existence, his figures are barely recognisable as either human or beast.

It also explores how Bacon was mesmerised by animal movement, observing animals in the wild during trips to South Africa; filling his studio with wildlife books, and constantly referring to Eadweard Muybridge’s 19th-century photographs of humans and animals in motion. Whether chimpanzees, bulls, dogs, or birds of prey, Bacon felt he could get closer to understanding the true nature of humankind by watching the uninhibited behaviour of animals.

Spanning Bacon’s 50-year career, highlights include some of Bacon’s earliest works and his last-ever painting, alongside a trio of bullfight paintings which will be exhibited together for the first time.

Seen together, these raw expressions of anxiety and instinct – both animal and human – feel poignantly relevant today.

02/01/22

Le canzoni di Korakrit Arunanondchai

 


Canzoni per morire / Canzoni per vivere è la prima mostra personale istituzionale di Korakrit Arunanondchai in Svizzera  al Migros Museum di Zurigo. Sono presenti i video, Songs for more (2021) e Songs for living (in collaborazione con Alex Gvojic, 2021), in un ambiente installativo.

Nascita, eliminazione ("décréation") e morte sono esperienze di momenti di soglia in cui la coscienza assume una forma diversa, elevata. Sulla base di essi, Korakrit Arunanondchai sviluppa le sue narrazioni e la gestione delle forme artistiche. Nella sua pratica, l'artista elabora le esperienze personali con video, pittura e installazione ed esamina le loro condizioni storico-sociali. Con le forme che ha scelto nella loro complessa dipendenza reciproca, solleva interrogativi fondamentali sull'esistenza e sul significato, specialmente quando questi sono visti al di fuori della struttura dei concetti occidentali dell'essere.



Per Canzoni per morire / Canzoni per vivereArunanondchai ha diviso lo spazio espositivo in tre atti interconnessi: ciascuno di questi atti affronta un potenziale trasformativo che gli altri portano. Basandosi sulla perdita del proprio nonno, l'artista racconta storie che trasferiscono idee su se stessi e sulla comunità nell'ignoto. In queste storie, fantasmi, sciamani e una tartaruga marina morente non sono solo metafore, ma anche media, processi di divenire e decomposizione. Oltre ai riferimenti e ai simboli mitologici, Arunanondchai riprende anche le realtà sociali e politiche della vita in Thailandia, che è determinata dal governo militare, dalla monarchia e dalle proteste democratiche. Le canzoni formano l'arco della mostra e guidano il pubblico attraverso una narrazione polifonica.




01/01/22

Aids l'epidemia non è finita ...

 


Il Mucem di Marsiglia presenta la mostra "HIV/AIDS, l'epidemia non è finita!" "Traccia la storia sociale e politica dell'AIDS. Guardando sia retrospettivamente che contemporanea sull'epidemia così come sulle mobilitazioni che ha generato, lei stessa desidera contribuire alla lotta. In effetti, mettere l'AIDS nel museo non significa seppellirlo; anzi, sta riaffermando tutta la sua attualità, come dimostra il titolo della mostra, che riprende uno storico slogan di Act Up: "L'epidemia non è finita!" " Nel luglio 1981, il New York Times pubblicò il primo articolo di stampa sull'AIDS, citando casi di cancro negli uomini gay. Se nel 1983 escludiamo l'ipotesi di una malattia unicamente omosessuale, allora puntiamo il dito contro le “4H”: omosessuali, eroinomani, emofiliaci, haitiani. La vittima è anche l'imputato e la sua stigmatizzazione comporta proposte di quarantena, mezzi di protezione sproporzionati e la condanna delle categorie sociali colpite e ritenute responsabili. Allo stesso tempo, la designazione di questi "gruppi a rischio" renderà invisibili altre situazioni di esposizione al virus, come dimostrano l'attivismo delle donne e le iniziative a favore della presa in considerazione di bambini e adolescenti. L'epidemia è uno shock per la società, così come la malattia o lo stato di HIV è uno shock per le persone colpite. La mostra esamina l'impatto di questo evento sulle traiettorie individuali e collettive. Sia su scala locale che globale, la lotta all'AIDS ha riguardato molti aspetti dell'epidemia: scientifici e medici, ma anche politici e sociali, per richiedere l'azione e l'attenzione delle autorità pubbliche e per rifiutare la stigmatizzazione dei pazienti e delle comunità. Lo sviluppo di trattamenti più efficaci dal 1996 ha segnato una svolta.



 Vediamo persone "rinascere" grazie al rafforzamento del loro sistema immunitario e all'indebolimento della replicazione virale nell'organismo, nonostante trattamenti rigorosi e molti effetti collaterali. Ma l'accesso ai farmaci è molto disomogeneo e l'apertura dei regimi di proprietà intellettuale sta diventando una delle principali richieste. Dagli anni '80 ad oggi, l'epidemia ha dato adito a molte ipotesi sulla sua origine e si parla molto sui mezzi della sua fine. La mostra mette così in luce queste diverse storie, permettendoci di avvicinarci con il senno di poi alla conoscenza del passato e alle comprensioni del presente. Infine, la mostra mette in discussione l'eredità dell'epidemia, ciò che ha rivelato, i progressi che ha reso possibili, principalmente in termini di diritti, ma anche battute d'arresto e ristagni. Offre una valutazione delle lotte, delle loro vittorie come ostacoli ancora presenti. 

Evocando le "lezioni politiche" dell'AIDS, pone domande che sono ancora oggi importanti, siano esse risposte sociali alle epidemie e la gestione delle "crisi sanitarie", o come siano colpite altre condizioni. i pazienti hanno beneficiato o meno di questo sconvolgimento nei rapporti di potere tra medici e pazienti. La mostra "HIV/AIDS, l'epidemia non è finita!" "Offre l'opportunità di promuovere l'eccezionale fondo istituito nei primi anni 2000 dal Mucem sul tema dell'HIV/AIDS. Striscioni, volantini, manifesti, riviste comunitarie, opuscoli e materiale di prevenzione, oggetti attivisti, abbigliamento, distintivi e nastri rossi, ma anche medicinali, fotografie e opere d'arte sono stati raccolti da numerose associazioni che lottano contro l'HIV/AIDS, permettendo al Mucem di costruire un punto di riferimento raccolta su scala europea. Numerosi prestiti da privati ​​interagiscono con questa raccolta per consentire ai visitatori di scoprire più nel dettaglio la storia sociale della lotta all'epidemia.





31/12/21

Quirinale on Google

 Ora anche la "casa degli italiani", il Quirinale è fruibile da tutti con Google Arts and Culture, è la prima nazione ad aprire le porte del palazzo presidenziale a questa collaborazione. 






30/12/21

Kim Dacres da Gavlak

 

La galleria Gavlak di Palm Beach presenta le opere di Kim Dacres raccolte sotto il titolo Black Moves First




CS

- GAVLAK is pleased to present Black Moves First, a solo exhibition of recent sculpture by Jamaican-American artist Kim Dacres, on view from December 1, 2021 – January 2, 2022. Often contemplating themes of reclamation, Dacres is an inspired bricoleur who finds expressive potential in materials at hand, including found bicycle, motorcycle, and automobile tires in New York, which are then ceremoniously knotted, twisted, or hewn by the artist. Through careful imbrication and recontextualization, these rugged surfaces recombined ad infinitum—whether fashioning icons of  family, heritage, Blackness, or belonging—wrestle with the weight of self-representation in a system unjustly stacked against Black women.

In the traditional game of chess, Black moves second, not first. Marked by a strategic disadvantage from the onset, Black involuntarily falls into responsive and defensive play. This extended metaphor becomes inverted with Dacres’ exhibition, Black Moves First, which unveils a powerful composition of eight new sculptures that proffer a novel twist on the timeless game of chess, which, in this version, is devoid of kings, pawns, or male signifiers. Instead, the eight women of the Crown family move first with white, the viewer, to respond.


What is clear in Black Moves First is the embodied knowledge that each piece possesses. For the women represented, this is not their first game, nor will it be the last; each piece will become another and new ones will emerge. Dacres' analysis of Blackness and femininity is sharp, explicit and beautifully sentimental. To exist within Dacres' universe, even in transience, is to be unbolted.

The vibrant Blackness of Dacres' installation, contrasted against a notable absence of white chess pieces, opens a poignant mediation on questions of race, ownership, and narrative. Within Dacres' immersive staging, the exhibition's visitors are to become the white opponents that these figures collide with. Transforming the white cube into an arena for gameplay, the artist prompts her audience to analyze this territory, challenging viewers to locate their own positionality within Dacres' story.

Manifested through an enduring material which will retain its Blackness forever, never fading or deteriorating, Dacres gestures towards the inheritance of both struggle and strength, the resilience of her characters being passed down through generations. These surfaces expose the residue of Western sculptural norms via repetitious materialist interventions, reinventing the rules of whiteness by transforming its very playing field.


29/12/21

Prospettiva New Orleans

 



Prospect è un bel progetto, a scadenza triennale, alla sua quinta edizione e si svolge a New Orleans, questa è curato da Naima J. Keith e Diana Nawi, che hanno selezionato 51 progetti presentati in 20 spazi della città.



CS

Prospect 5: Yesterday we said tomorrow is the fifth edition of Prospect New Orleans, a citywide art exhibition. Inspired by New Orleans jazz musician Christian Scott aTunde Adjuah’s 2010 album Yesterday You Said Tomorrow, the title of the exhibition centers the unspoken present, the place where past and future come together, and where other courses of action become possible. The exhibition title also implies the deferral of meaningful change, which often comes slowly or not at all. The artists and ideas that define this exhibition confront this truth, and the stark realities of history, but also suggest that we might yet plot a different future.


Prospect.5 features an intergenerational group of 51 artists from the United States, the Caribbean, Africa, and Europe. The artists have created projects that emerge from research into place, express connections to the past and to land, and seek to form and reflect community. They have considered the ways in which history continues to shape the present, and their artworks are testaments to acts of ritual, selfhood, and modes of resistance that define daily life in New Orleans and beyond. Their projects offer spaces of memorialization and mourning, and of imagination and togetherness. 


Yesterday we said tomorrow takes its cues from the current moment and from New Orleans itself, a city built on inextricable layers of history. While the narratives of this history are contested and suppressed, its presence can always be felt. This exhibition, the course of which has been marked by the Covid-19 pandemic, a historic election, and Hurricane Ida, presents art as a means of defining one’s self and as a statement of opposition, and as an enduring assertion that challenges the dominant historical record. It reveals the ways that New Orleans, a beacon of culture and an embodiment of this nation’s complicated past, is a quintessentially American city, the future of which is dependent on the truths of our past and the actions of the present. 


Prospect.5: Yesterday we said tomorrow is curated by the Susan Brennan Co-Artistic Directors Naima J. Keith and Diana Nawi, with Grace Deveney, Associate Curator, and Lucia Olubunmi Momoh, Curatorial Associate.  

28/12/21

Very Peri, il colore del 2022

 


Arriva il nuovo anno ed ecco allora il colore che dovrebbe caratterizzarlo, si tratta del "Very Peri" un mix fra viola-rosso-blu PANTONE 17-3938 Very Peri, se volete essere trendy... ora lo sapete.

CS

Mostrando una spensierata sicurezza e un'audace curiosità che anima il nostro spirito creativo, il curioso e intrigante PANTONE 17-3938 Very Peri ci aiuta ad abbracciare questo alterato panorama di possibilità, aprendoci a una nuova visione mentre riscriviamo le nostre vite. Riaccendendo la gratitudine per alcune delle qualità che il blu rappresenta, integrato da una nuova prospettiva che risuona oggi, PANTONE 17-3938 Very Peri pone il futuro davanti a una nuova luce.

Viviamo in un'epoca di continue trasformazioni. PANTONE 17-3938 Very Peri è un una rappresentazione dello zeitgeist globale del momento e della transizione che stiamo attraversando. Mentre emergiamo da un intenso periodo di isolamento, le nostre nozioni e i nostri stili di vita stanno cambiando e le nostre vite reali e digitali si sono fuse in modi nuovi. Il design digitale ci aiuta ad estendere i limiti della realtà, aprendo la porta a un mondo virtuale dinamico in cui possiamo esplorare e creare nuove possibilità di colore. Con le tendenze nei giochi, la popolarità in espansione del metaverso e la crescente comunità artistica nello spazio digitale, PANTONE 17-3938 Very Peri illustra la fusione della vita moderna e come le tendenze cromatiche nel mondo digitale si manifestano nel mondo fisico e viceversa.

Pantone Color of the Year 2022 - Lee Eiseman Quote

“Pantone Color of the Year riflette quanto sta accadendo nella nostra cultura globale, esprimendo ciò che le persone stanno cercando in un colore che sperano sia la risposta ,” ha aggiunto Laurie Pressman, Vice Presidente di Pantone Color Institute. “Creando un nuovo colore per la prima volta nella storia del nostro programma colore educativo Pantone Color of the Year, riflettiamo l'innovazione e la trasformazione globale in atto. Mentre la società continua a riconoscere il colore come forma fondamentale di comunicazione e modo di esprimere, di influenzare e creare idee ed emozioni, di coinvolgimento e connessione, la complessità di questa nuova tonalità blu infusa di rosso-viola evidenzia le sconfinate possibilità che si mostrano davanti a noi.”

Abbracciando le qualità dei blu ma possedendo allo stesso tempo un sottotono viola-rosso, PANTONE 17-3938 Very Peri mostra un'attitudine vivace e gioiosa, una presenza dinamica che incoraggia la creatività che sa osare e un'espressività fantasiosa.

Tavolozze di colori con PANTONE 17-3938 Very Peri



INFORMAZIONI SU PANTONE COLOR OF THE YEAR

La scelta del Pantone Color of the Year è frutto di un'attenta valutazione e dell'analisi delle tendenze. In effetti, per effettuare tale selezione, tutti gli anni gli esperti del Pantone Color Institute perlustrano ogni angolo della terra alla ricerca delle nuove influenze in fatto di colore. Parliamo di influssi che possono provenire dagli ambiti più svariati, quali il mondo dello spettacolo e della produzione cinematografica, le collezioni d'arte itineranti e i nuovi artisti, la moda, tutte le sfere del design, le mete turistiche più gettonate, così come i nuovi stili di vita, di gioco e le condizioni socio-economiche. Le influenze possono derivare anche da nuove tecnologie, materiali, texture ed effetti che hanno un impatto sul colore, dalle più importanti piattaforme di social media e persino da eventi sportivi che catturano l'attenzione internazionale.

Da oltre 23 anni, il Pantone Color of the Year influenza lo sviluppo dei prodotti e le decisioni in materia di acquisti in svariati settori, tra cui moda, arredamento di interni, design industriale, imballaggio dei prodotti e graphic design.



INFORMAZIONI SUL PANTONE COLOR INSTITUTE™

Pantone Color Institute è la divisione commerciale di Pantone che mette in evidenza i principali colori stagionali delle passerelle, seleziona il Pantone Color of the Year, prevede le tendenze cromatiche mondiali e fornisce consulenza alle aziende in fatto di colore nell’identità visiva del marchio e dei prodotti. Pantone Color Institute collabora con marchi di livello mondiale fornendo previsioni sulle tendenze stagionali, ricerche sulla psicologia del colore e consulenza, per integrare nella loro strategia di design tutta la potenza, la psicologia e l’emozione del colore.

27/12/21

Prossimamente "L’occhio in gioco" al Monte di Pietà di Padova

 


Vi segnalo, fra i futuri eventi d'arte per il 2022, l'interessante progetto che la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Università agli Studi di Padova promuovono, nella ricorrenza degli 800 anni dalla fondazione dell’Ateneo Patavino, “L’occhio in gioco. Percezioni, impressioni e illusioni nell'arte dal Medioevo alla Contemporaneità”, una grande mostra che sarà allestita a Palazzo del Monte di Pietà a Padova dal 24 settembre 2022 al 26 febbraio 2023.

Ad essere proposto è un nuovo modello espositivo, che abbraccia e unisce due dimensioni: lo sguardo generale che accompagna il visitatore a comprendere l’indagine e lo sviluppo delle arti sul tema del movimento, e uno, più specifico, che indaga i rapporti tra la psicologia della percezione e la creatività. Ad annunciare ufficialmente l’evento sono Daniela Mapelli, Rettrice dell’Università di Padova e Gilberto Muraro, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

“L’occhio in gioco” spazia su due ambiti espositivi paralleli, due percorsi per certi versi autonomi ma riuniti dal momento storico su cui entrambi si focalizzano, gli anni ’60, e dal rappresentare, entrambi, il nuovo che irrompe nell’arte.

La sezione dedicata alla percezione, al movimento, al colore, all’optical come caleidoscopio è curata da Luca Massimo Barbero mentre quella denominata “La scuola patavina di psicologia della percezione, il Gruppo N e l’arte programmata” è affidata, tra gli altri, al prof. Guido Bartorelli e al prof. Giovanni Galfano dell’Università di Padova.
 
“La scuola patavina di psicologia della percezione, il Gruppo N e l’arte programmata” si propone di valorizzare un particolare momento culturale della città di Padova, quello che vede il formarsi di un’eccellenza artistica che ha riscontro nazionale e internazionale: il Gruppo N, la cui ricerca è strettamente connessa alla realtà accademica padovana legata alla psicologia della percezione e alla sua eredità” anticipa la Rettrice Daniela Mapelli.
 
“Attraverso la presentazione al grande pubblico di opere selezionate del Gruppo N, dei suoi fondatori e di artisti legati all’arte programmata, si vuole dare vita ad un percorso che permetta allo spettatore di comprendere le problematiche metodologiche e visuali poste da questa ricerca, il contesto culturale in cui hanno operato gli artisti e, soprattutto, di avvicinarsi agli aspetti teorici sottostanti i fenomeni percettivi che vengono presi in considerazione nella realizzazione delle opere”.

Il Gruppo N, composto tra il 1960 e il 1964 da Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi, è indissolubilmente legata alla città di Padova.

“Fondazione Cariparo”, afferma il Presidente Gilberto Muraro, promuove questo progetto espositivo di respiro internazionale con l’obiettivo non solo di fare ricerca ma anche di valorizzare produzioni artistiche note agli esperti e agli amanti dell’arte, ma forse meno conosciute al grande pubblico. Una mostra che potenzialmente è in grado di attrarre molti visitatori provenienti da altre città. Inoltre, la presenza di una sezione scientifico-laboratoriale garantirà un notevole coinvolgimento per i visitatori di tutte le età, che potranno sperimentare e capire le ragioni psicologiche degli effetti ottici esibiti dalle opere.”.
 
La sezione della mostra a cura di Luca Massimo Barbero prende le mosse dalla raffigurazione del cosmo, con miniature e dipinti del Quattrocento che percorrono confronti con l’arte cinetica e optical e prosegue con la storia dei grandi temi affrontati nella pittura antica, manualista, post impressionista, futurista e dinamica orfica del Novecento sino alle prime prove dell’arte optical, cinetica e programmata.
 
“La rappresentazione del movimento – annota il prof. Luca Massimo Barbero - ha sempre affascinato l’umanità a partire dalla preistoria nelle immagini di animali dipinte, nelle grotte paleolitiche il cacciatore credeva in un certo senso di possedere magicamente ciò che rappresentava, di propiziarsene la cattura o l’uccisione.

In ogni tempo, però, vi sono state due diverse categorie di movimento, con continui scambi e invasioni del campo l’una rispetto all’altra, vale a dire quello statico, ma ottico (e quindi simbolico, psicologico, mentale, visivo, spettacolare nel senso panofskyano del termine, dove anche la prospettiva è un dispositivo illusionistico) che è una costante storica; quello fisico, reale, materiale, concreto, percepibile nel costruire lo sguardo per l’opera d’arte. Questa doppia via, una sorta di vademecum, di leitmotiv che attraversa tutta l’esposizione, si avvarrà non solo di opere d’arte, ma anche di una serie di preziosi documenti storici come volumi antichi, oggetti scientifici provenienti da musei internazionali e dalla città di Padova, fotografie e pubblicazioni dedicate alla percezione, al movimento, allo studio della storia del colore.”
 
  
L’OCCHIO IN GIOCO
Percezioni, impressioni e illusioni nell'arte dal Medioevo alla Contemporaneità
Padova, Palazzo del Monte di Pietà
24 settembre 2022 – 26 febbraio 2023