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Visualizzazione post con etichetta Cerith Wyn Evans. Mostra tutti i post
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22/10/19

Cerith Wyn Evans alPirelli HangarBicocca



Pirelli HangarBicocca presenta “....the Illuminating Gas”, la più grande esposizione mai realizzata da Cerith Wyn Evans, concepita come una composizione armonica in cui luce, energia e suono offrono ai visitatori un’esperienza sinestetica unica. Venticinque opere, tra lavori storici e nuove produzioni, sono disposte negli spazi espositivi di Pirelli HangarBicocca in un’elaborata partitura.

Cerith Wyn Evans (Llanelli, Galles, Regno Unito, 1958; vive e lavora tra Londra e Norwich), tra gli artisti inglesi più acclamati degli ultimi decenni, intraprende la sua carriera nella scena alternativa londinese di fine anni Settanta e inizio anni Ottanta. Allievo degli artisti John Stezaker (1949) e Peter Gidal (1946) alla Central Saint Martins e successivamente studente al Royal College of Art, dove si diploma nel 1984, Wyn Evans si contraddistingue ai suoi esordi per la creazione di cortometraggi sperimentali. A partire dagli anni Novanta l’artista abbandona la produzione filmica e si dedica alla realizzazione di sculture, installazioni, fotografie e interventi site-specific o performativi. La sua ricerca si focalizza sul linguaggio e sulla percezione e si caratterizza per l’utilizzo di elementi effimeri quali la luce e il suono, per l’uso del montaggio come tecnica compositiva e del potenziale immaginativo della parola, oltre che per la centralità della dimensione temporale e del concetto di durata nella fruizione di un’opera.

La mostra “ ....the Illuminating Gas”, a cura di Roberta Tenconi e Vicente Todolí, presenta venticinque lavori, tra sculture storiche, complesse installazioni monumentali e nuove produzioni, che occupano in tutto il suo volume gli oltre cinquemila metri quadrati delle Navate e del Cubo di Pirelli HangarBicocca. Il percorso si apre con il lento e costante pulsare di sette imponenti colonne luminose alte venti metri StarStarStar/Steer (totransversephoton) (2019). L’opera, realizzata appositamente per la mostra e composta da uno scheletro di lampade tubolari assemblate in cilindri di varie altezze, crea una coreografia di luci e ombre che a intermittenza invadono lo spazio. Tale dispiego di energia fa da contrappunto al suono emesso dall’opera attigua, eterea scultura in vetro anch’essa composta di elementi trasparenti, Composition for 37 flutes (2018). Dalle sue sottili canne l’aria scaturisce in un sibilo che suggerisce uno stato di tensione tra l’armonia di un respiro e il suo dissolversi.

Lungo le Navate tutti gli elementi sono sospesi e si sviluppano in un’elaborata partitura visiva concepita dall’artista: come in un concerto le tredici sculture al neon della serie Neon Forms (after Noh) (2015-2019) dialogano con l’intrico chilometrico di rette e curve luminose di Forms in Space...by Light (in Time) (2017) – lavoro originariamente concepito per le Duveen Galleries della Tate Britain di Londra e presentato a Milano in una nuova configurazione.

 Per la serie Neon Forms (after Noh) l'artista attinge al repertorio di passi, movimenti del capo e del kimono o dei gesti del ventaglio compiuti dagli attori del teatro Noh, così come vengono sintetizzati e rappresentati negli schemi che descrivono la messa in scena di un determinato ruolo. Cerith Wyn Evans li trasforma in una veste inedita attraverso un articolato montaggio che li inverte, torce, specchia, dilata, estende e sovrappone. Forms in Space...by Light (in Time)  riprende inoltre forme utilizzate da Marcel Duchamp in The Bride Stripped Bare by Her Bachelors, Even, conosciuta anche come Il Grande Vetro, (1915-1923) – in particolare quella dell’Oculist Witnesses, diagramma del dispositivo utilizzato in ottica per misurare la vista – e le trasforma in luce.

 Il titolo stesso dell'esposizione “....the Illuminating Gas” fa riferimento all’ultimo lavoro dell’artista francese, Étant donnés: 1. La chute d’eau, 2. Le gaz d’éclairage [Given: 1. The Waterfall, 2. The Illuminating Gas], opera a cui Duchamp lavorò per vent’anni dal 1946 al 1966, che rappresenta un enigmatico diorama visibile esclusivamente attraverso il foro al centro di una porta.

Il progetto espositivo coinvolge anche l’architettura esterna di Pirelli HangarBicocca, presentando TIX3 (1992), prima opera al neon dell’artista formata dalla scritta “exit” al contrario, e la nuova scultura To....fold, an apprentice in the Sun (2019), realizzata con fuochi d'artificio che, nell'atto spettacolare del bruciare, mette in scena la sua natura effimera.


Catalogo
Il catalogo si apre con un caleidoscopio di immagini scattate da Cerith Wyn Evans attorno all’idea di luce. Selezionate da un archivio di oltre 3000 immagini, le fotografie includono un importante nucleo realizzato in Giappone nel corso della primavera 2019. A cura di Roberta Tenconi e Vicente Todolí, oltre a un regesto delle opere in mostra e alla documentazione dell'installazione in Pirelli HangarBicocca, il volume include un testo introduttivo dei curatori e approfonditi saggi della storica dell’arte Briony Fer e un testo dal taglio filosofico di Éric Alliez.  Il catalogo sarà pubblicato da Skira in edizione bilingue in italiano e inglese e disegnato dallo studio Leftloft.

L’artista
Tra le istituzioni di rilievo internazionale che hanno presentato mostre personali di Cerith Wyn Evans si ricordano: Museo Tamayo, Città del Messico (2018); Duveen Galleries, Tate Britain, Londra, Museum Haus Konstruktiv, Zurigo (2017); Museion, Bolzano (2015); Serpentine Sackler Gallery, Londra (2014); Thyssen-Bornemisza Art Contemporary, Vienna (2013); Schinkel Pavilion, Berlino (2012); Wiener Staatsoper, Vienna, Kunsthall Bergen (2011); MUSAC, León (2008); Kunsthaus Gratz (2007); ICA – Institute of Contemporary Arts, Londra, ARC/Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris (2006); MIT Visual Arts Centre, Boston (2004); Centre for Contemporary Art, Kitakyushu, Giappone (1998). I suoi lavori sono stati, inoltre, inclusi in importanti rassegne collettive, tra cui: 14ma Biennale di Lione, Skulptur Projekte, Münster, 57ma Biennale di Venezia (2017); 4a Biennale di Mosca (2011); Aichi Triennale, Nagoya, 12ma Biennale di Architettura di Venezia (2010); 9a Biennale di Istanbul (2005); Documenta 11, Kassel (2002). Nel 2003 Cerith Wyn Evans ha rappresentato il Galles alla Biennale di Venezia e partecipato a “Utopia Station”. Nel 2018 è stato premiato con l’Hepworth Prize for Sculpture.

26/06/13

The What If?... Scenario (after LG)


Un nuovo ed interessante progetto sostenuto da TBA21 il nuovo intervento di Cerith Wyn Evans per i dieci anni della fondazione nella sede di Augarten a Vienna.

In The What If?... Scenario (after LG), Wyn Evans literally sets the stage for a multitude of potentialities, contingencies, and uncertainties about given conditions and structures of what we see and what we know and how we come to know without ever solidifying his position into a positivist affirmation but rather remaining suspended in "weak connections". His luminous works, collected by TBA21 over 10 years and here shown together for the first time, unfold a spider web of artistic, literary, and referential signifiers, waiting to be glimpsed and grasped by a viewer who cannot but become an active performer in a play of multiple meanings and speculations. Wyn Evans’s artistic strategy interrupts our habitual access to the world of objects and meanings by disrupting our associative and (re-)cognitive patterns, locating gaps, hinting at subliminal associations, anecdotal slippages, contingencies, and errors in translation. 

Cerith Wyn Evans, however, uses almost exclusively the "already written", stages it as event, "queers it", displaces it and makes it truly contingent. Working mostly with film, light, communication technologies such as Morse code, literature, and quotations, he complicates the materiality and structural aspects of coded communication and text at the threshold of installation. Exploring and exploiting the limits of vision, the reticence of the retina, and structural cinematic experiences, he plays with the viewers’ psychophysical condition, approaching his or her sensorium in multiple audiovisual languages that are waiting to be translated, decoded, and interpreted within an open horizon of meanings without ever fully losing control of the frame of interpretations. 

In the tradition of TBA21’s first three shows at the Augarten, which operated in essentially monographic yet specifically dialogical form and understood as artistic encounters, the show presents the second iteration of Cerith Wyn Evans’s collaboration with the German artist Florian Hecker, 
No night No day (2009), first shown at the Teatro Goldoni on the occasion of the 53rd Venice Biennale. The work, a junction of two independently produced parts, can be seen as a materialization of the "third mind" as established by William S. Burroughs and Brion Gysin: a third space that is created through the encounter between two minds and that results in an unforeseeable and not simply additive but rather potentiated realm, an extrapolation of the two voices. No night No day will be presented for the first time in an installation version, adapted to the spatial configuration of the Augarten. 

TBA21 began collecting Wyn Evans’s work very early in the foundation’s history, resulting in a unique assembly of the artist’s oeuvre and as such an array of pointers to questions and propositions that can be posed and poised together at TBA21–Augarten. Additionally a newly commissioned large-scale abstract neon work will take its departure from representations of the collisions of high energetic particle beams in a particle accelerator superimposed with the chemical formula for LSD as discovered by Albert Hofmann. Experience, vision, and (speculative) perception introduced into notions of science, heuristics and faith, communication and illustration render an abstract geometrical figure essential for the formation and theoretization of a universal sub-atomic particle.



DURATION: July 5 - November 3, 2013

OPENING: Thursday, July 4, 2013, 7 pm 

Curated by Daniela Zyman

OPENING HOURS: 
Wednesday and Thursday 12—5 pm
Friday to Sunday 12—7 pm  
Closed on Mondays and Tuesdays


Opera in fotografia di Cerith Wyn Evans "Astrophotography-Stages of photographic development“ by Siegfried Marx (1987), 2007
  Chandelier (Luce Italia), flat screen monitor, computer with morse code unit and text by R. Bundell and W. J. Robert and S.N. Tritton - Photo: Jens Ziehe / TBA21, 2013  Installation view: Cerith Wyn Evans "The What If?… Scenario (after LG)", TBA21–Augarten