Nell'inserto Plus del Sole 2 ore della settimana scorsa c'era questa bella titolazione con relativo interessante articolo di Maria Adelaide Marchesoni, in cui si enfatizza una tenuta di questo canale distributivo di prodotti artistici, quadri, sculture e cose varie che vengono instradate su questa "mitizzazione".
Peccato che per quel poco che conosco, Cuneo, Torino, Milano, un articolato numero di gallerie e spazi espositivi sono completamente scomparsi. Ad esempio negli anni settanta, nella mia città, c'erano sette gallerie oggi praticamente una che opera in modo molto saltuario. Per non parlare di Torino che vede oramai solo più una manciata di gallerie, quando negli anni novanta, me ne ricordo, almeno una quindicina, oltre a una vasta rete di spazi e proposte di vario tipo.
Penso che il sistema dell'arte giocando su certi fronti speculativi abbia eroso il senso stesso dell'opera d'arte per trasformarlo in un semplice prodotto di consumo, soggetto a mode più o meno passeggere, producendo così un disvalore e un disinteresse su questo sistema.
Parte sicuramente di questa erosione è poi il gusto e il flusso produttivo di immagini, sia fotografiche che digitali, che hanno trasformato sempre più il senso e l'uso dello "spazio" visivo. Il fatto stesso del grande ritorno della pittura, in una sua cifra spesso mediocre e banale, conferma la necessità di standardizzare il prodotto, in un gioco però privo di "aurea artistica", ma funzionale al clicé dell'idea di massa di "arte".
