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04/12/16

David Hockney va in Abazia




L’arte contemporanea arriva nella Abazia di Westminster con un intervento artistico di David Hockney.

La storica Abazia di Westminster per onorare la regina Elisabetta II farà realizzare all’artista inglese una vetrata nel transetto nord, che sarà inaugurata il prossimo 2018 anno del giubileo reale.


Si tratterà di una superficie di quasi dodici metri quadrati che saranno interpretati in un motivo naturalistico, il progetto è sostenuto da due benefattori anonimi. 

03/12/16

Albume 2016

Eccomi a condividere alcune foto di questa nuovo stupenda edizione di Albume 2016 itinerari artistici negli interni cuneesi ideata da Stefano Venezia con il supporto curatoriale di Michela Sacchetto, un bel gruppo di artisti molto diversi ma tutti stimolanti e ricchi di proposte che dialogano con la realtà abitativa. 

Silvio Valpreda








Paolo Inverni 




Lia Cecchin




Loverscraft, Melanie Vincent e Ernesto Sartorio






Milos Tomic e Coloc, Francesca Chiacchio e Michela Sacchetto










La Tenda Verde piena d’arte, ma non solo


Un’ingresso tutto verde accoglie il visitatore al P.A.V. di Torino, si tratta di un tessuto molto simile a quello che Joseph Beuys usò per realizzare una tensio-struttura dove accoglieva una serie di eventi sull’ecologia, tema particolarmente caro all’artista tedesco.

Questo passaggio è l’ingresso alla ultima mostra del ciclo ideato da Marco Scotini sulle pratiche artistiche ecologiche degli anni settanta in Europa.

Un progetto ben articolato con alcuni interessanti spunti e riflessioni. Se le prime due tappe, “Earthrise - visioni pre-ecologiche nell’arte italiana”, nel 2015, e “EcologEast - Arte e natura al di à del Muro” nella primavera del 2016, hanno avuto uno sguardo più panoramico, in questa occasione l’attenzione si concentra su una figura sola, Joseph Beuys.

L’artista tedesco è sicuramente stata una delle figure più interessanti del secolo passato, sia per la prassi che per le influenze creative. La mostra indaga con un variegato materiale documentativo, questo percorso artistico guardando in particolar modo al suo impegno ambientale fortemente anticipatorio e significativo, che superava il gesto artistico per essere un coinvolgimento a tutto tondo, sconfinando anche nell’impegno politico attivo. 

Con questo progetto il Pav si conferma come uno dei centri culturali più stimolanti di Torino, che sa guardare al passate per aiutarci a capire il future.

La mostra durerà fino al 19 Marzo 2017.

PAV via Giordano Bruno 31, Torino










02/12/16

DALLE BOMBE AL MUSEO | La rinascita dell'arte moderna. L'esempio della GAM | Dal 14 dicembre GAM Torino



Tra il 1940 e il 1945, durante la seconda guerra mondiale, Torino fu sottoposta ad una lunga serie di incursioni aeree e molte zone della città furono danneggiate profondamente dalle bombe. Anche l’edificio del 1880 che ospitava le collezioni della Galleria Civica d’Arte Moderna fu bombardato e parzialmente ridotto in macerie, così come furono danneggiate alcune sculture di grandi dimensioni che non si erano potute trasferire altrove.
Alla fine della guerra, una Torino nuovamente liberata e democratica re-immagina il futuro.
Dalle bombe al museo ripercorre l’itinerario di rinascita dell’arte moderna in Italia, all’uscita del ventennio di autoritarismo e isolamento che il regime fascista, alleato della Germania nazista, aveva imposto. La storia della ricostruzione della Galleria d’Arte Moderna di Torino - progettata da Carlo Bassi (1923) e Goffredo Boschetti (1923-2013), durante la direzione di Vittorio Viale (1891-1977) - vale come esempio della più ampia Ricostruzione che il nostro paese, con straordinaria vitalità ed energia, incomincia nel 1945 e realizza lungo i decenni successivi.
La nuova Galleria, aperta nel 1959, sorge dai ruderi del Padiglione Calderini, colpito da uno spezzone incendiario nel corso dei bombardamenti della notte del 20 novembre 1942: fin dal 1895 ospitava le Collezioni d’arte moderna dei Musei Civici di Torino. La vicenda, ricostruita dalla mostra, è dunque concentrata in un isolato (tra via Magenta, corso Galileo Ferraris, via Vela e via Fanti): il luogo della città dove è possibile scoprire l’arte del proprio tempo, all’incrocio del dialogo tra arte italiana e straniera.
Nelle prime sale sono esposte alcune opere emblematiche (in parte distrutte e in parte restaurate) del museo bombardato, e nella prosecuzione della visita apparirà subito chiaro che nella Galleria dell’epoca si stava lavorando già con l’intenzione di costruire una collezione di respiro internazionale, che maturava persino prima che il cantiere fosse aperto. Basti pensare all’acquisto, alla Biennale di Venezia del 1948, di un’opera di Chagall, seguita poi dalle importanti acquisizioni nelle rassegne “Pittori d’Oggi. Francia Italia”, a partire dal 1951: Hartung, Manessier, Tal Coat.
Le oltre 60 opere esposte sono intercalate da 90 fotografie d’epoca e da un’ampia selezione di tavole e disegni d’architettura, lettere e documenti originali. Dipinti, sculture e carte appartengono alle Collezioni della GAM e ai suoi Archivi storici. Lungo il percorso espositivo, poltroncine, tavoli, sedie e lampade ricostruiscono alcuni degli arredi originali della Galleria, documentando la ricerca del design di quegli anni.
Dalle bombe al museo è una mostra corale, che intreccia storia, arte, architettura, design, attraverso il progetto di Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, le opere di artisti come Marc Chagall (Dans mon pays, 1943), Hans Jean Arp (Scultura di silenzio “Corneille”,1942), Giacomo Manzù (Ragazza seduta, 1948), Hans Hartung (Composition T. 50-5, 1950), Emilio Vedova (Dal ciclo della natura n. 9 (spaziale = invasione), 1953), Pinot Gallizio (La cicogna, 1957) e un gruppo di oggetti e mobili dei BBPR (Belgiojoso, Peressutti e Rogers), Luigi Caccia Dominioni, Gio Ponti, Ico Parisi.
A partire da questo patrimonio, la mostra intende ripercorrere e ricordare la storia di una utopia diventata realtà, mettendo in luce la straordinaria capacità di una intera città di trasformare la deformità della guerra in una idea propositiva verso il futuro.


La storia
La nuova sede della Civica Galleria d’Arte Moderna è un progetto degli architetti Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, vincitori, non ancora trentenni, del concorso nazionale bandito dalla Città nel 1951 e concluso nel 1952. La commissione giudicatrice, nominata dal Comune, dà un primo segno importante di novità che si tradurrà nell’approvazione del progetto di un museo avveniristico. Il suo cantiere è la cornice dell’intenso confronto tra i progettisti e il direttore Vittorio Viale, che consiglia, discute, propone, mettendo a disposizione competenza museografica e contatti internazionali. Dal 1954 al 1959, la Galleria in costruzione è un crocevia internazionale, la sede di sopralluoghi di architetti e direttori di musei, il punto di scambio di informazioni (dal Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, al Rijksmuseum di Amsterdam, dal Metropolitan Museum di New York, alla Kunstahaus di Zurigo).
Inaugurata dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il 31 ottobre 1959, la Galleria è “moderna” ed “europea”, come titolano i quotidiani di quei giorni.
Le sue pareti esterne sono inclinate: ai torinesi incuriositi e perplessi Luigi Carluccio ricorda, tra le colonne della “Gazzetta del Popolo”, che anche al Guggenheim Museum di New York, firmato da Frank Lloyd Wright e appena aperto, i muri sono “ciechi” e “sghembi”, sviluppati “su un percorso a spirale, a guscio di chiocciola”.
A Torino, il museo si sviluppa in tre corpi (con l’ala delle collezioni permanenti, quella delle mostre temporanee, il blocco con la sala conferenze e la biblioteca). Si inserisce diagonalmente nell’isolato, seguendo l’asse eliotermico, un principio che i progettisti adottano per intercettare la luce solare e per ricavare a terra un giardino, fatto di spicchi di prato che si insinuano tra le forme mosse dell’edificio. Bassi e Boschetti hanno rotto la maglia ortogonale, razionale e ordinata, espressione della forma mentis della città.
Dotato di una sua tensione, l’edificio è percorso da una forte dialettica interna che coglie, da un lato, una riflessione sulla “deformità” provocata dalle distruzioni della guerra, e dall’altro testimonia la tensione verso il futuro, con un progetto per una costruzione fatta di diagonali e linee spezzate, una sorta di astronave atterrata sui viali della città.
Questo immaginario utopico sul futuro - che l’architettura traduce in strutture nuove, e che va di pari passo con la nascita dell’informale e del cinema neorealista - nasce prima di tutto nell’arte e si sviluppa verso la fine degli anni Cinquanta. Le proposte artistiche e le forme legate allo spazialismo, all’arte cinetico-programmata e all’optical, ricordano il nostro museo.
Immaginare di trasformare la distruzione della guerra in un’idea propositiva per il futuro, è la sfida colta dall’allora direttore dei Musei Civici Vittorio Viale. Con grande lungimiranza, accresce le collezioni di arte moderna ancor prima che si pensi alla costruzione di un nuovo museo, creando le premesse per gli sviluppi futuri delle nostre collezioni moderne e cogliendo “il sempre più vivo interesse della città per le espressioni artistiche del nostro tempo”.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana Editoriale





01/12/16

Arriva la "Madonna della Misericordia" a Palazzo Marino nella Sala Alessi accoglierà l'opera di Piero della Francesca



Sala Alessi accoglie Piero della Francesca per le prossime festività natalizie: è infatti la “Madonna della Misericordia” dell’artista rinascimentale ad essere esposta a Milano per il tradizionale appuntamento con capolavori della pittura a Palazzo Marino, dopo gli anni dedicati a Rubens, Caravaggio, Raffaello, Canova, Gérard, Tiziano, Leonardo e De La Tour.


L’opera è la pala centrale del Polittico della Misericordia, prima tra le opere documentate di Piero della Francesca, realizzata tra il 1445 e il 1472 per la Confraternita della Misericordia di Sansepolcro, oggi custodita nel borgo natale del pittore, Sansepolcro, nel Museo Civico cittadino. Il quadro, che vede la Vergine Maria aprire il mantello per dare riparo ai fedeli, oltre a richiamare tematicamente il Giubileo, è indicativo della modernità dell’artista nello studio dello spazio e della prospettiva.



La mostra si aggiunge a un itinerario ideale dedicato a Piero della Francesca, che può proseguire con la Sacra Conversazione (Pala Montefeltro) alla Pinacoteca di Brera e con le quattro tavole del Polittico Agostiniano, custodite alla Casa Museo Poldi Pezzoli.



Lo scambio tra Milano e Sansepolcro non termina qui: nel 2017, in occasione dei 500 anni dalla morte di Luca Pacioli, il borgo toscano ospiterà alcune opere di Leonardo e di Giampietrino provenienti dalle collezioni milanesi.

SEE HOW THE LAND LAYS




SEE HOW THE LAND LAYS
Exhibition
02.12.2016 — 26.02.2017
Opening
Friday 02.12.2016, 5 pm
Location
West in Huis Huguetan, Lange Voorhout 34, 2514 EE Den Haag


With Saâdane AfifDiego TonusGuillaume BijlEdith DekyndtMarilou van LieropGabriel KuriSuchan KinoshitaFabio ZimbresJavier Téllez and Latifa Echakhch.


GARARIN is a unique artist’s periodical, entirely dedicated to the publication of especially written and unpublished texts by artists who are at this moment working anywhere in the world. GAGARIN aims to bundle texts that are artistic and situated in the context of the work of the artist. GAGARIN was set up by Wilfried Huet in the millennium year 2000 and appeals to those who are willing to search for stimulating art and ideas when these are still fresh. The basic editorial principle was, amongst other things, inspired by John Baldessari’s quotation: ‘Talking about art simply is not art. Talk can be art, but then it is not talking about art’. GAGARIN has published contributions by more than 280 artists from 64 countries worldwide and in 47 languages (always with an English translation). In December 2016, the 33th and final issue will be published.

See how the land lays is the title of an exhibition which was realized by HELD in response to the ending of the artist’s periodical GAGARIN. The exhibition focuses on the idea of GAGARIN being the first man in space. See how the land lies aims to create a picture of the ‘vue plongeante’ that the cosmonaut caught sight of when coming back to earth from the orbit. The exhibition is composed with works from artists who have written a contribution for the magazine.

Saâdane Afif will present his The Fountain ArchivesGuillaume Bijl his installation Nieuwe Democratische Partij (New Democratic Party) and Diego Tonus his film Soundtracks for Revolutions. Work by Fabio Zimbres will be exhibited for the first time in the Netherlands.

The exhibition is presented in the former building of the Supreme Court of the Netherlands, situated at the Lange Voorhout in The Hague. A very special location, right in the midst of the future Museum District. The exhibition is linked with a presentation in the home base of West where the complete GAGARIN oeuvre will be presented. In addition, a rare textbook by Andreas Slominski and the four- part, exceptional textbook Projekt Westmensch by Joseph Beuys can be viewed.

HELD is a group of four independent aficionados of contemporary art in Belgium. Their initials H(uet), E(ngelen), L(ohaus), D(evriendt) form the vigorous logo of this very diverse group. HELD is practice-oriented and positions itself as the partner in crime of the artist. The quartet boards the boat that the artists are sailing in, and takes a seat on the boat while searching for their a new stage.

From early 2017, the complete series of GAGARIN will be collected in a numbered and signed box, which will be further distributed on a first-come-first-served basis.

30/11/16

Turner Prize 2016



Fra pochi giorni si assegnerà il Turner Prize, il noto premio inglese per l’arte contemporanea. 

Come da tradizione la mostra in corso alla Tate Britan presente i finalisti, con opere realizzate nell’anno precedente, fra i selezionati il 5 Dicembre sarà nominato il vincitore

Sicuramente la grande opera di Anthea Hamilton, un grande sedere su uno sfondo di mattoncini, vince il premio del più fotografato, con relativa condivisione sui social, confermando come il trash ha sempre un suo grande fascino e immediato successo.

Le altre opere sono di Helen Marten, un’opera di ambientazione molto ridondante. Josephine Pryde “gioca” con i trenini, mentre Michael Dean assembra il disagio contemporaneo con un forte impatto estetico.


29/11/16

Oasi d’artista - Wael Shawky alla Fondazione Merz


Anche quest’anno la Fondazione Merz propone un grande progetto immersivo, questa volta col vincitore della prima edizione del Premio Merz: Wael Shawky.
I gradi spazi della fondazione sono stati allestiti come un luogo “desertico”, tre oasi presentano dei video.


Si tratta della trilogia "Al Araba a Al Madfuna" narrazioni alterate nella scelta cromatica che raccontano di antiche leggende, tradizioni.
Nel complesso l’ambientazione prende il sopravento sui video che si risolvono in dialoghi molto enfatici, ma poco estetici.


Solo la prima proiezione trovo che, sia per la ricchezza d’immagini sia il grande spazio di proiezione, riesca ad essere più incisivo.
La mostra durerà fino al 5 Febbraio 2017



Fondazione Merz, Via Limone
orario: da martedì a domenica dalle 11 alle 19
biglietti: € 6,00 intero, € 3,50 ridotto (visitatori di età compresa tra i 10 e i 26 anni, maggiori di 65 anni, gruppi organizzati min. 10 persone, possessori di Pyou Card), Gratuito (bambini fino a 10 anni, disabili e accompagnatori, ogni prima domenica del mese e possessori tessera Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card)

28/11/16

The Land That Time Forgot



E’ in corso, fino al 22 Dicembre, presso lo Studio Salvo, in via Alfonso Bonafous 2, una dialogo fra artisti.


L’opera di Salvo è stata riattivata in un’intervento di Jonathan Monk. L’artista inglese ha stampato alcune immagini di paesaggi dipinti dall'artista Salvo intervenendo poi con un gesto pittorico selettivo, selezionando alcun porzioni, quasi sempre gli alberi, che appartengono alla composizione originale.


Isolando questo modello, Monk si concentra sul concetto di ripetizione, quindi offrendo una nuova prospettiva sulla approccio artistico di Salvo, nonché riflettere sul proprio gesto creativo.


La mostra è visitabile contattando il numero + 39 331 1387463


Studio Salvo
Via Alfonso Bonafous 2
10123 Torino, Italia
+ 39 331 1387463