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10/04/22

Un castello pieno di espressioni e frazioni...

 


Il prossimo 24 Aprile al Castello di Rivoli  prende avvio un complesso progetto espositivo che  riunisce molte visioni contemporanee, dialogheranno le forme di arte tradizionale le nuove espressioni digitale selezionate da Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Beccaria, Marianna Vecellio e Fabio Cafagna con il coordinamento curatoriale di Anna Musini

Il progetto si svilupperò nelle sedi del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea (edificio Castello, Manica Lunga, giardini e Teatro), Collezione Cerruti, la Casa del Conte Verde e il Cosmo Digitale

Fra i momenti salienti della mostra, segnaliamo:

- Beeple, HUMAN ONE, 2021 – in occasione dell’anteprima museale internazionale, la video scultura cinetica con NFT corrispondente sarà presentata di fronte al dipinto di Francis Bacon Study for Portrait IX, 1956-1957.

- Richard Bell, Bulldozer Scene No Tin Shack, 2022, allestita nei giardini del Castello di Rivoli - una commissione speciale a uno degli artisti e pensatori indigeni più importanti al mondo, il cui lavoro è presente in documenta 15, che aprirà a giugno.

- Julie Mehretu, Orient (after D. Cherry, post Irma and summer), 2017-2020 – il dipinto, che presenta differenti visioni di una realtà stratificata e dinamica, è allestito con l’opera futurista Velocità astratta, 1913, realizzata da Giacomo Balla un secolo prima.


ESPRESSIONI è un programma pluriennale di mostre e di ricerca iniziato nel 2020 che proseguirà fino all'inizio del 2023.

La mostra collettiva ESPRESSIONI CON FRAZIONI si inaugura al Castello di Rivoli il 24 aprile 2022.

ESPRESSIONI CON FRAZIONI si snoderà al primo e al secondo piano delle sale storiche del Castello, negli spazi della Manica Lunga, nei giardini e nel Teatro del Castello, alla Villa Cerruti e alla Casa del Conte Verde a Rivoli.

ESPRESSIONI CON FRAZIONI si riferisce all’aspetto fratturato e frazionato della vita contemporanea, in un momento in cui l’arte viene vissuta sullo sfondo di eventi estremamente diversi quali la rivoluzione digitale, le pandemie e la guerra. La mostra indaga le molteplici forme di espressività, espressione ed espressionismi che percorrono le storie dell’arte e delle società.

“Le pressanti urgenze che definiscono il nostro mondo”, dichiara Carolyn Christov-Bakargiev, Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, “con la suggestione dell’obsolescenza del soggetto umano “individuale” dovuta alle esigenze di una complessa coevoluzione multispecie capace di incidere sull’Antropocene per giungere a forme di giustizia climatica e sociale, da un lato, e la moltiplicazione dei sé “dividuali” e delle forme di vanità di massa nei social media nella nostra epoca dei ‘selfie’ e dell’iper-rappresentazione del sé uniti alla celebrazione della tecnologia, dall’altro, sono tra gli spunti all’origine di questa mostra, il cui arco temporale si espande dagli albori della civiltà, con le prime pitture rupestri, fino al presente attraverso una prospettiva globale che include uno studio della Street art e incursioni nel mondo online”.

Il percorso espositivo attiverà dialoghi inediti, enfatizzando i molteplici modi in cui gli artisti, in diverse aree temporali e geografiche, esprimono i propri stati emozionali e le proprie sensazioni corporee. La mostra comprende pittura, scultura, installazione, collage, video e performance, per giungere a progetti di arte digitale.

La mostra includerà numerose nuove produzioni artistiche, performance e progetti ‘focus’ di artisti quali Ed Atkins (Oxford, Regno Unito, 1982); Kader Attia (Seine-Saint-Denis, Francia, 1970); Rugilė Barzdžiukaitė (Kaunas, Lituania, 1983), Vaiva Grainytė (Kaunas, Lituania, 1984) e Lina Lapelytė (Kaunas, Lituania, 1984); Beeple (Michael Joseph Winkelmann, Fond du Lac, USA, 1981); Richard Bell (Charleville, Australia, 1953); Anna Boghiguian (Il Cairo, Egitto, 1946); Silvia Calderoni (Lugo, Italia, 1981) e Ilenia Caleo (Livorno, Italia, 1974); Enrico David (Ancona, Italia, 1966); Irene Dionisio (Torino, Italia, 1986); Bracha L. Ettinger (Tel Aviv, Israele, 1948); Grada Kilomba (Lisbona, Portogallo, 1968); Agnieszka Kurant (Lódz, Polonia, 1978); Dana Schutz (Livonia, USA, 1976); Marianna Simnett (Kingstone-upon-Thames, Regno Unito, 1986); e Uýra Sodoma (Emerson Pontes da Silva, Santarém, Brasile, 1991).

 

Progetti 'focus'

La mostra al Castello di Rivoli segna la prima mondiale museale di HUMAN ONE, 2021 (0xa4c38796C35Dca618FE22a4e77F4210D0b0350d6), di Beeple (Michael Joseph Winkelmann, n. 1981), una scultura video cinetica esistente sia nel regno fisico sia in quello digitale con un’animazione dinamica perpetua di una persona che assomiglia a un astronauta che attraversa un paesaggio in continua evoluzione. Beeple ha creato l’opera d’arte in associazione con le nuove tecnologie blockchain note come “contratti intelligenti”. In questo caso, l’artista può modificare l’opera a distanza nel tempo. Pertanto, lo spettatore vivrà un’esperienza unica di HUMAN ONE ogni volta che tornerà a vedere l’opera d’arte. La persona che cammina in un paesaggio in continua evoluzione rappresenta il primo essere umano nel Metaverso.

HUMAN ONE sarà presentata in dialogo visivo con uno dei dipinti più importanti di Francis Bacon (1909–1992), Study for Portrait IX, 1956-1957, dalla Collezione Cerruti al Castello di Rivoli. Nella cornice unica della Manica Lunga del Castello di Rivoli, lunga 147 metri e larga sei, il dinamismo del personaggio che cammina in HUMAN ONE contrasta con la staticità dell’uomo ritratto nel dipinto di Bacon, che riflette le ansie esistenzialiste dell’era moderna del secondo dopoguerra, quando fu creato. Study for Portrait IX di Bacon ritrae il suo soggetto senza mani e senza capacità di agire, seduto su una sedia su uno sfondo verde smeraldo all’interno di una struttura geometrica lineare bianca che Bacon usava spesso per incorniciare le sue figure. Al contrario, l’“astronauta” di Beeple rappresentato nel paesaggio in evoluzione dell’artista si muove costantemente, mentre il pubblico è fermo. HUMAN ONE rappresenta una nuova era dell’arte digitale. Il viaggio dell’“astronauta” invita lo spettatore a considerare il rapporto tra la propria identità digitale e la propria identità fisica.

Beeple ha catturato l’attenzione del mondo dell’arte internazionale e della comunità crittografica globale dopo l’asta di Christie’s dell’opera d’arte EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS, 2021, come NFT un anno fa, fungendo da catalizzatore sia per l’arte digitale sia per l’unicità che ogni NFT (token non fungibile) rappresenta attraverso la nuova tecnologia blockchain degli smart contract. Beeple realizza in seguito nel 2021 HUMAN ONE, venduta all’asta serale di Christie’s a Ryan Zurrer, un uomo d’affari con base in Svizzera e collezionista di arte digitale.

Tra le presenze ‘focus’ di ESPRESSIONI CON FRAZIONI, la mostra personale di Richard Bell concepita per il Museo sarà allestita nei giardini della Manica Lunga e in una sala al secondo piano dello stesso edificio. La produzione artistica di Bell, iniziata negli anni ottanta del secolo scorso, è strettamente intrecciata con questioni politiche. Attraverso le sue opere, l’artista indaga le brutalità e le discriminazioni che gli aborigeni hanno subito e, riferendosi a eventi biografici, racconta una storia spesso nascosta nel tentativo di riconoscere l’autonomia e l’estetica associate al potere politico dell’arte aborigena contemporanea. In mostra sarà presentata una nuova videoinstallazione inedita Bulldozer Scene No Tin Shack, 2022, che ripercorre la demolizione della sua casa avvenuta quando l’artista aveva 14 anni. La proiezione in loop mostra un adolescente che, nel tentativo di fermare il bulldozer che stava demolendo la baracca di latta in cui viveva nel 1967, imita il gesto dell’uomo che aveva fermato l’avanzata di un carro armato in Piazza Tienanmen nel 1989. Nel video, che suggerisce un’atmosfera intima, il ragazzo adolescente è fermo e, nonostante la sua resistenza, il bulldozer demolisce la baracca di latta lasciando un cumulo di macerie. Tra i lavori esposti in mostra figurano Prelude to Imagining Victory della serie Umbrella Embassy, 2013– che costituisce la prima versione dell’installazione Tent Embassy, 2013-in corso; i dipinti recenti U Can’t Touch This, 2021, e Immigration Policy, 2017; opere del passato quali Ministry Kids (Children’s Parliament), 1992, e Pigeon Holed, 1992, che riflettono sul timore che gli aborigeni possano accedere a posizioni istituzionali e di potere in Australia. Sarà inoltre allestito il dipinto Bell’s Theorem, 2002, insieme ad appunti originali di scritti dell’artista. In mostra anche il video Scratch an Aussie, 2008. Nel giugno 2022 Bell parteciperà a documenta 15 a Kassel.

Julie Mehretu, una delle più importanti pittrici al mondo che esplora l’astrazione, ha iniziato la sua attività alla fine degli anni novanta. Nota per i suoi dipinti stratificati che combinano riferimenti contemporanei con l’architettura e l’urbanistica, nel 2003 ha esposto al Castello di Rivoli nell’ambito della mostra The Moderns. Più recentemente, Mehretu ha utilizzato fotografie trovate online e sui giornali per la prima stesura delle sue tele, composte da strati di segni personali che portano l’immagine a una forma unica di astrazione dinamica. Dalle crisi migratorie al riscaldamento globale, dagli incendi in California alle violenze di Charlottesville nel 2017, fino all’ascesa dei movimenti reazionari nella politica internazionale, l’ultimo ciclo di lavori di Mehretu utilizza immagini fotografiche di riferimento e comprende Orient (after D. Cherry, post Irma and summer), 2017-2020. Nel caso di quest’opera, il riferimento specifico è ai conflitti in Medio Oriente e ai tragici eventi della guerra in Siria. Interessata alle problematiche formali del colore e della linea, in questo dipinto l’artista crea una compressione del tempo e dello spazio, nonché un cortocircuito tra i riferimenti storico-artistici: dall’astrazione geometrica del Suprematismo al dinamismo del Futurismo italiano, fino all’Espressionismo astratto. In occasione di ESPRESSIONI CON FRAZIONI, Mehretu ha scelto di esporre quest’opera appartenente alla sua collezione privata e considerata dall’artista estremamente significativa. Entrerà in dialogo con Velocità astratta, 1913, grande dipinto futurista di Giacomo Balla appartenente alla Collezione Cerruti al Castello di Rivoli. Balla fu uno degli inventori dell’astrazione moderna attraverso il dinamismo cinetico di oggetti in movimento come l’automobile, la cui velocità caratterizzò il nuovo progresso tecnologico dell’epoca.

Dal punto di vista dell’espressione delle soggettività collettive, oltre allo spazio pubblico digitale che caratterizza la nostra epoca e sul quale riflette la mostra ESPRESSIONI CON FRAZIONI, un’altra sezione della medesima sarà dedicata alla storia della Street art. Wall Street. Muri risonanti per un’internazionale urbanista (A Rebours) è curata da Gianluca Marziani in collaborazione con Stefano Antonelli. Il progetto esplora lo spazio tra le superfici espressive delle pareti e gli interventi collettivi su di esse: spazio vitale, propaganda e comunicazione sociale, oggetto divisivo nei regimi antidemocratici, ecc., il muro è un registratore neutro che inquadra e incorpora espressioni di ogni tipo, una lavagna permeabile che metabolizza linguaggi e temi, il primo schermo pubblico a creare visual ad alto impatto collettivo. Questo progetto focus esamina i lavori di Keith Haring, Banksy, Brad Downey, Invader, Blu, tra gli altri. Inoltre, viene presentata un’approfondita documentazione delle opere di Street art dagli anni Settanta del secolo scorso ad oggi attraverso una selezione di video e fotografie, comprese le immagini della fotografa Martha Cooper (Baltimora, 1943). L’allestimento della parete espositiva prevede un logo realizzato da Manu Invisibile (Sardegna, 1990).

 

Opere in mostra

Accanto a una selezione di opere della Collezione del Castello di Rivoli e della Collezione Francesco Federico Cerruti per l’Arte al Castello di Rivoli, la mostra includerà prestiti nazionali e internazionali provenienti da numerose istituzioni pubbliche e private. Tra le numerose opere saranno esposte le immagini fotografiche di antiche pitture rupestri di Clarence Bicknell (Herne Hill, 1842 – Casterino, 1918) e David Coulson (Parigi, 1948), e opere storiche quali Maddalena penitente, c. 1490-1495, di Benedetto da Maiano (Maiano, 1441 – Firenze, 1497); Cristo in Pietà sostenuto da angeli, c. 1490-1495, di Giacomo Del Maino (Lombardia, 1469–1503); una scultura in legno senza titolo di un artista Urhobu (Nigeria, 1800); Velocità astratta, 1913, di Giacomo Balla (Torino, 1871 – Roma, 1958); Fin d’un voyage, 1929, di Alberto Savinio (Atene, 1891 – Roma, 1952); Passant furtif, 1954, di Jean Dubuffet (Le Havre, 1901 – Parigi, 1985) e Study for Portrait IX, 1956-1957, di Francis Bacon (Dublino, 1909 – Madrid, 1992). In mostra anche Das Attentat, 1936, di George Grosz (Berlino, 1893 – Berlino Ovest, 1959); Nascondersi vale la pena, 1959, di Gastone Novelli (Vienna, 1925 – Milano, 1968); I numeri malefici, 1978, di Fabio Mauri (Roma, 1926–2009); Persone nere, 1984, Ragazza che fotografa un QRcode, 2021, Tre persone che spingono la “Sfera di giornali” (QR-Code – Buongiorno Michelangelo di Ugo Nespolo 1967-1968, Torino), 2021, Lampadina, 1962-66, Sacra Conversazione, 1972, e L’architettura dello specchio, 1990, di Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933); Monument for the Birthday of Rome, 1995, di Jimmy Durham (Houston, 1940 – Berlino, 2021); Cave of Forgotten Dreams, 2010, di Werner Herzog (Monaco, 1942); Poet and Muse, 1991, e Notes to Basquiat: Shaman, 2001, di Gordon Bennett (Monto, 1955 – Brisbane, 2014); City Deep, 2020, di William Kentridge (Johannesburg, 1955); Untitled, 1985, di Jean-Michel Basquiat (New York, 1960–1988); Novecento, 1997, di Maurizio Cattelan (Padova, 1960); A Way in Untilled, 2012, di Pierre Huyghe (Parigi, 1962); United We Stand, Divided We Fall, 1993, di Damien Hirst (Bristol, 1965); Filter, 1998-2020, di Susan Philipsz (Glasgow, 1965);  Untitled, 2018, di Kai Althoff (Colonia, 1966); Mick Miller, 2008, e Brutalities, 2014, di Vernon Ah Kee (Innisfail, 1967); Orient (after D. Cherry, post Irma and summer), 2017-2020, di Julie Mehretu (Addis Abeba, 1970); Revival of the Snake, 2005, di Yang Fudong (Pechino, 1971); Lucid Skin, 2019, di Nikita Kadan (Kiev, 1982) e AntiGonna (Vinnytsia, 1986);  Il ciclo de La Risalita, 2020, di Patrizio Di Massimo (Jesi, 1983); nimiia vibié, 2018, di Jenna Sutela (Turku, 1983); Senza titolo, 2021, di Francis Offman (Butare, 1987); Giochi da adulti, 2020, di Guglielmo Castelli (Torino, 1987); Banda di fiori (Notturno), 2021, di Alice Visentin (Ciriè, 1993), e The Family... and the Zombie, 2021, di Karrabing Film Collective (Australia, 2008), tra le altre.


Ci sarà anche una serie di attività collaterali per il pubblico

In concomitanza con il progetto espositivo, il Castello di Rivoli organizza una serie di conferenze, incontri e proiezioni di approfondimento per il pubblico a cui interverranno alcuni tra gli artisti in mostra in dialogo con esperti provenienti da diversi ambiti disciplinari.

 Domenica 24 aprile è inoltre prevista una serie di incontri che vedranno coinvolti artisti le cui opere sono parte di ESPRESSIONI CON FRAZIONI.

 Ore 14.00 – Bracha L. Ettinger

Ore 14.30 – Anna Boghiguian

Ore 15.00 – Silvia Calderoni e Irene Caleo

Ore 15.30 – Julie Mehretu

Ore 16.00 – Michael Winkelmann (Beeple)

Ore 16.30 – Richard Bell


Domenica 24 aprile, i seguenti artisti parleranno accanto alle loro opere con il curatore Marianna Vecellio: Enrico David, Irene Dionisio, Agnieszka Kurant e Marianna Simnett.

 ESPRESSIONI. L’EPILOGO si terrà nella primavera del 2023 e presenterà lavori di Nalini Malani (Karachi, 1946), Nicole Eisenman (Verdun, 1965), Adrián Villar Rojas (Rosario, 1980), Cooking Sections (Daniel Fernández Pascual, 1984, e Alon Schwabe, 1984), Tabita Rezaire (Parigi, 1989), e capolavori di Francisco Goya y Lucientes (Fuendetodos, 1746 – Bordeaux, 1828), William Turner (Londra, 1775 – Chelsea, 1851), James Ensor (Ostenda, 1860–1949), Gustav Klimt (Baumgarten, 1862 – Vienna, 1918), Käthe Schmidt Kollwitz (Könisberg, 1867 – Moritzburg, 1945), Anton Zoran Mušič (Boccavizza, 1909 – Venezia, 2005), e Jackson Pollock (Cody, 1912 – Springs, 1956), tra gli altri.

09/04/22

Ripensando all'Italia che si trasformava

 
Adriana Bisi Fabbri, “Madre” (Madre) (1917), olio su tela,  pollici, Museo del Novecento, Milano (Italia)

Molto interessante e profonda la stupenda mostra "Staging Injustice: Italian Art 1880-1917" proposta dal Center for Italian Modern Art.

Un bel percorso nella pittura di fine ottocento sui temi dello sviluppo sociale e sulle complessità della lenta e difficile industrializzazione dell'Italia.

Angelo Morbelli, "Vecchie calzette" (1903), olio su tela, Collezione Cornèr Banca SA, Lugano (Svizzera)

CS 

For its 2022 season, the Center for Italian Modern Art (CIMA) presents a group show focusing on the Italian artistic production during the decades between 1880 and the end of World War I. The extraordinary and painful circumstances that marked 2020 imposed reflections on our institution’s role as a protagonist of cultural conversations in the United States, and a need for a careful thematic choice in the development of the 2022 exhibition and its related Fellowship program.

Economic difficulties, exacerbated inequality and social tensions, problems of marginality and insecurity experienced by large swaths of the population are not exclusive to the contemporary situation in the United States: many other countries, and Italy in particular, have experienced similar condition of widespread hardship across different historical eras and in the present time. Artists have always known how to respond to these conditions by renewing their creativity and by immersing themselves in the reality of their day.

The decades examined in this exhibition featured a strong adherence to contemporary social themes, in a country that distinguished itself for its fascinating polyphony of creativity, voices and intentions. Paintings and sculptures created and presented to the public in Italy and abroad between 1880 and 1917 will be of particular interest to the contemporary American public. To this day, fin-de-siècle Italian socioeconomic history and artistic developments have received scant attention in the United States, and CIMA’s project intends to shed light on these subjects.

The exhibition, including approximately 20 artworks from Italian museums and first-rate private collections, focuses on four main iconographic themes, exploring how painters and sculptors elaborated and adjourned them through a confrontation with the contradictions of contemporary society.  Migration, labor, protest, and social injustice are the fields of intervention that marked the reality of the artists at the center of CIMA’s project—topics whose importance resonates to this very day, both in Italy and in the United States.

Artworks by fifteen artists offer a cross-section of the most advanced Italian artistic production of the time. The show includes heterogenous perspectives, styles, and formal languages, which reflect the artists’ diverse backgrounds in terms of location, training, and their varied alignment with the pictorial tendencies and tastes of that era. The exhibition will thus also become a dialogue between artists who came from different areas of the country, and who were educated in distinct academic contexts.

As always, CIMA’s exhibitions result from the curator’s deep knowledge on the selected topic, but also function as catalyst for new research by our fellows who, in an international setting, gain and share with the public new insights on the themes of the show. The annual exhibition catalogue that CIMA produces functions as a tangible memento that carries a visual memory of the exhibition, with installation views and high quality photo-reproductions of individual works shown, which are color corrected on site next to the originals.


Ambrogio Alciati, “Il minatore” (1907), olio su tela, Museo della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano (Italia)


All the studies resulting from the fellows’ research during the exhibition season will be included in an issue of CIMA’s accredited academic online journal, Italian Modern Art, after the end of the exhibition itself, as was the case for our previous exhibitions.

CIMA’s role as international study center and museum incubator that fosters the rise of new art-historical points of view, inverts the traditional process of an exhibition resulting from extensive research: we instead curate an exhibit, and invite young scholars to study in close contact with the works on view for several months, allowing them to develop ideas and research themes whose proceedings are then gathered and published in our Journal.

To curate this exhibition, CIMA is delighted to welcome Giovanna Ginex, an independent art curator and art historian based in Milan. She specializes in different aspects of nineteenth- and twentieth-century art, including painting, sculpture, photography, and design. She has collaborated with many institutions in Italy and abroad. Her most recent publications include La meraviglia della natura morta, 1830–1910. Dall’Accademia ai maestri del Divisionismo, exh. cat. (Milan: Cassa di Risparmio di Tortona-Skira, 2011); “Rembrandt Bugatti: From Milan to Paris,” in Rembrandt Bugatti: The Sculptor 1884–1916, eds. Philipp Demandt and Anke Daemgen, exh. cat. (München: Hirmer Verlag, 2014); Una musa tra le ruote. Pirelli: un secolo di arte al servizio del prodotto (Milan: Corraini, 2015); Elsa Smithgall-Erica E. Hirshler-Katherine M. Bourguignon-Giovanna Ginex, eds., William Merritt Chase: A Modern Master, exh. cat. (Washington D.C. and New Haven: The Phillips Collection and Yale University Press, 2016); Giovanna Ginex, “Sono Fernanda Wittgens”. Una vita per Brera (Milan: Skira, 2018).

With the sponsorship of:
Istituto Italiano di Cultura, New York
Under the patronage of:
Ministero della Cultura, Roma
Ambasciata d’Italia, Washington
Istituto Italiano di Cultura, New York
Istituto Italiano di Cultura, Washington

08/04/22

La memoria dei vinti. Beatrice Verri & Elena Testa


La necessità di archiviare e conservare accompagna qualunque attività umana, privata e collettiva.

Spesso l’uso futuro delle informazioni e dei documenti non è prevedibile; è quindi necessario formare la consapevolezza che anche il disordine dei dati, la perdita parziale o totale delle informazioni, la deliberata distruzione sono atti possibili con circostanze da gestire.

Jaques Derrida fin dalla metà degli anni novanta, concentra la sua riflessione sull’archivio,

individuando tra la polarità accumulo/perdita la molteplicità di logiche e prospettive insite nel bisogno di archiviare. Derrida inizia la discussione dall’etimologia del termine ‘archivio’ concentrandosi sui significati remoti, quelli contenuti nella parola greca Archè, che da una parte vuol dire inizio, principio, origine inteso nel senso di avvio o cominciamento, dall’altra significa comando, principio ordinatore o legiferante che implica il comandare, il controllare e il mettere ordine. La parola archivio si avvicina però anche al termine Archeion, che indica la residenza dei magistrati supremi della Grecia Antica: nell’Archeion, luogo dedicato e pubblicamente riconosciuto, sono depositati i documenti ufficiali della città, di cui gli Arconti sono i custodi e gli interpreti. Attraverso il legame con l’Arconte, Derrida sottolinea come gli archivi siano la testimonianza del modo in cui il potere si configura:

l’archivio non solo include e conserva, ma è anche prova di un racconto di esclusione di ciò che non viene raccolto, o che essendo stato raccolto viene poi scartato.

Con Beatrice Verri e Elena Testa proveremo a confrontarci sulla questione dello spazio dell’archivio come luogo di pensiero e prospettiva di progetto storico, come sistema critico che guarda al futuro: dati, informazioni, documenti non sono solo quantità, ma prima di tutto sono dispositivi che raccontano storie, e per saperle leggere occorre conoscere, confrontare e interpretare compiendo delle scelte.

I filmati di famiglia raccolti e conservati nel progetto Mi ricordo - l’archivio di tutti dell’Archivio Nazionale Cinema d’Impresa sono un tentativo di resistenza alla perdita: raccoglie e digitalizza i film di famiglia, per ritrovare le testimonianze visive del nostro recente passato, conservarle e riproporle. Con il trascorrere dei decenni, le immagini dei luoghi di lavoro, dei riti familiari e di gruppo, un tempo create per la continuità degli affetti e delle relazioni, diventano testimonianza dell’evoluzione di un’intera comunità, cioè diventano “storia”. Mi ricordo tenta di ricostruire una narrazione collettiva nelle memorie individuali e familiari, per ricostruire le trasformazioni sociali. Allo stesso modo, la Fondazione Nuto Revelli custodisce e valorizza uno dei più importanti archivi orali d’Italia e nasce per portare avanti i valori che Revelli – alpino in Russia, partigiano, ricercatore della memoria contadina, testimone dell’Italia contemporanea – portò avanti con la sua opera. La Fondazione conserva e valorizza più di mille ore di registrazioni, di recente restaurate e digitalizzate, oltre a settanta metri lineari di fotografie, lettere, testimonianze sulla seconda Guerra Mondiale, sulla Lotta di liberazione dal nazifascismo, sugli Alpini in Russia, sul mondo contadino.

Il lavoro di raccolta di testimonianze orali di Nuto Revelli ha dato voce ai suoi emarginati protagonisti nei volumi Il mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina (1977) e L’anello forte. La donna: storie di vita contadina (1985) che rappresentano la paziente raccolta dei racconti dei vinti: nelle parole degli intervistati da Revelli – i contadini e montanari delle valli cuneesi, le donne della campagna povera, i vinti di sempre – si percepisce la complessità della condizione umana, la drammaticità della memoria.

Attraverso il dialogo spontaneo tra personalità e ricerche diverse, ma affini, proveremo a trovare punti d'incontro che possano in qualche modo fare da humus per la ricerca artistica contemporanea.


Elena Testa è responsabile dell’Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea, dipartimento della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia. Si occupa di conservazione, archiviazione, riutilizzo e valorizzazione di materiale cinematografico di repertorio. Esperta di cinema d'impresa e dei rapporti tra cinema e mondo del lavoro, ha scritto documentari, diretto cortometraggi e curato rassegne per festival e istituzioni culturali.

Beatrice Verri, già traduttrice e curatrice editoriale, è Direttrice della Fondazione Nuto Revelli per la quale ha coordinato il processo di rigenerazione alpina a base culturale della Borgata storica di Paraloup in Valle Stura, di cui cura in particolare il Laboratorio “Anello forte” per la memoria delle donne di montagna. Sul tema della memoria storica femminile ha svolto ricerche, scritto contributi e curato la sezione dedicata del Museo dei Racconti di Paraloup. È Presidente della Fondazione della Comunità Chierese e membro del Consiglio direttivo dell’Associazione nazionale Paesaggi della Memoria in rappresentanza di Borgata Paraloup.


Collecting People

Collecting People è un iniziativa volta alla condivisione e alla diffusione della conoscenza, attraverso la quale Progetto Diogene si apre ad incontri ed interventi estemporanei, determinati talvolta dal semplice passaggio in città di un artista, o di una qualsiasi altra figura di alto profilo culturale, incline alla condivisione del proprio lavoro.

Con l’intenzione di creare nuove relazioni sul territorio e attivare connessioni formative prossime, per il ciclo di incontri Collecting People 2022, Progetto Diogene sarà ospite in diversi spazi del quartiere Aurora, affini alle tematiche affrontate di volta in volta nei talk.


Progetto Diogene | COLLECTING PEOPLE_La memoria dei vinti

Beatrice Verri & Elena Testa

>>>Venerdì 8 Aprile, h 18.30

c/o Heritage Lab, Archivio Storico Italgas, Corso Palermo 4, Torino

07/04/22

Le Gallerie d'Italia crescono



Intesa Sanpaolo riparte con Torino e Napoli a Maggio con grandi novità il prossimo maggio. A Torino apre la nuova sede delle Gallerie d’Italia tutta dedicata alla fotografia, con la sede dell'Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, con oltre 7 milioni di immagini realizzati a partire dagli anni Trenta fino agli anni Novanta. 



A Napoli si rinnovano gli spazi di Palazzo Piacentini e sarà ampliata la raccolta di opere d'arte con lavori di Artemisia Gentileschi, Luca Giordano, Gaspar van Wittel, ci sarà anche una sezione dedicata ai disegni e alle sculture. Entrambi i lavori sono firmati dal noto designer Michele De Lucchi. In futuro si prevedono anche ampliamenti a Milano e a Vicenza.

06/04/22

Plot Hunters all'Arsenale di Iseo



Fino al 22 Maggio l'Arsenale di Iseo (BS)  ospita la mostra "PLOT HUNTERS. Mauriziodonzelli, Arthurduff, Antonio Marchetti Lamera", curata da Ilaria Bignotti in collaborazione con Camilla Remondina, con il patrocinio del Comune di Iseo. Un progetto che pone a confronto la ricerca visuale di tre artisti mid-career, Maurizio Donzelli, Arthurduff e Antonio Marchetti Lamera, attraverso il dialogo tra opere pittoriche e installazioni recenti.


Pur nelle differenti declinazioni dei loro linguaggi, i tre artisti sono in un certo senso accomunati da un'affinità nei contenuti espressivi: le loro opere infatti corrono sul perimetro dell'ambivalenza e fanno emergere, sulla superficie della trama pittorica (Donzelli e Marchetti Lamera) o dell'intreccio ricamato e luminoso (Duff), possibili immagini che a loro volta evocano paesaggi antropizzati ed urbani, paradisi fitomorfi, visioni oniriche e racconti dichiarati con ago e filo o sussurrati come un messaggio tra le ombre e i reticoli della materia pittorica.

Il problema del limite - da intendersi nella massima complessità etimologica del termine come confine e soglia, punto di arrivo e per questo possibile rampa di sconfinamento immaginifico e mentale - è altrettanto cruciale e condiviso.

Maurizio Donzelli lo indaga da decenni attraverso opere che lavorano sull'ambiguità tra figura e sfondo, latenza e affondo dell'icona, in un tripudio di #pittura, materiali riflettenti e rilucenti, sofisticati "Mirrors" e pregiati arazzi. Senza porre alcun limite ai bacini di ispirazione e ai paradigmi iconici di riferimento, Donzelli porta alla luce uno straordinario apparato di visioni che conducono il riguardante in un percorso di avvicinamento alle più remote istanze della percezione, in un processo di condivisione empatica tra immaginazione, senso e conoscenza. Un artista crossover che non ha mai voluto identificare la propria indagine in correnti stabilite, ma fautore di una continua ricerca che intreccia studi filosofici ed iconografici a indagini storiche e sensibilità antropologica per esplorare il potenziale dell'immagine, tesa tra analogia, trasformazione e trasfigurazione. Ciò che accomuna l'intera indagine dell'artista e la rende al contempo leggibile a più livelli di profondità è allora proprio il suo essere atto concettuale che si fa segno, colore, forma instabile e mutevole perché in costante relazione con lo sguardo di chi la accoglie e rielabora in base alla propria sensibilità. In questo composito atlante di immagini i "Drawings" e gli "Arazzi", i "Mirrors" e i recenti "Monocromi", fino alle opere su tela e resina ed alle ultime sperimentazioni che vedono la sofisticata stampa fine art su Chromalux, mettono in evidenza la crucialità del pensiero che è retrostante al processo costitutivo dell'opera, riportando così al centro della riflessione il principio del fare, ovvero, dell'atto creativo che non si conclude con la restituzione dell'opera al mondo ma continua nella reciprocità tra questa e lo spettatore, in un farsi e disfarsi dell'immagine che non è labirintico gioco, ma cosciente richiamo al vedere e sentire.

Antonio Marchetti Lamera indaga in modo ossessivo il rapporto che intercorre tra la sua modalità percettiva delle trame architettoniche urbane senza alcun pregiudizio nei confronti della tipologia di spazi e costruzioni ma, anzi, perseguendo unicamente il suo desiderio e rispondendo così alla fascinazione estetica - da qui la sua vicinanza teorica con il principio della leggerezza di Italo Calvino. L'approccio passa dall'occhio all'obiettivo al pennello - o ad analoghi strumenti di restituzione visuale: Marchetti Lamera seleziona, vagabondando nelle città, porzioni visuali antropizzate, le fotografa producendo così un ricchissimo atlante in continua evoluzione, per poi campionare ulteriormente frammenti di ombre e di nervature architettoniche che costituiscono i "cadavres exquis" - la citazione surrealista è puntuale e rievoca il principio della flânerie urbana che caratterizza l'artista - di un'ulteriore elaborazione che si dilunga e diluisce tra acrilici cangianti, tele e carte che diventano anche installazioni complesse, come la recente "Teatro d'ombra", presentata nel contesto della Ex chiesetta di Polignano a Mare. L'ombra, compagna e alter ego dell'architettura e dell'uomo, è irriducibilmente presente nell'opera di Marchetti Lamera, si diluisce e distende, contorce e rarefà, tessendo una trama evocativa di racconti che dalla dimensione urbana trascendono in quella metafisica.

Stridono e imperversano i reticoli e i ricami di Arthur Duff, ora nella luminosa eclatanza dell'installazione di luce e corda che si arriccia e srotola lungo la parete, ora nella stratificata veemenza dei tessuti ricamati, dove la parola o la frase diventano attivatori di un magma di significati che dalla dimensione intima ed individuale trascorrono in quella pubblica e contemporanea. Divagazione, concentrazione, condensazione, restituzione: il processo creativo di Arthurduff scaturisce da un labirintico meditare che si traduce in caleidoscopi di immagini tra loro interconnesse, lasciando che queste si contaminino e distinguano in un andirivieni che dal profondo si decanta in superficie e si definisce sul supporto, di volta in volta individuato dall'artista quale più consono medium, in una processualità stratificata e meditata.

Di queste trame, di questi intrecci materici e visuali si connota il progetto espositivo che sin dal titolo evidenzia proprio la polisemia del percorso che suggerisce una lettura stratificata delle opere in Mostra, le quali necessitano dello sguardo unico e insostituibile dello spettatore, chiedendogli di colmare con la sua esperienza visuale e il suo substrato di immagini e visioni il tracciato narrativo e il tragitto iconografico tra i fili pittorici, impalpabili, luminosi e narranti che scorrono, affondano ed emergono tra gli ambienti dell'Arsenale.

La Mostra è visitabile presso la #fondazionelarsenalediiseo (Vicolo Malinconia, 2) il giovedì e il venerdì ore 15.00-18.00, sabato, domenica e festivi ore 10.30-12.30 e 15.00.18.00. L'ingresso è gratuito e consentito ai soli visitatori muniti di mascherina e Green Pass rafforzato. Per ulteriori informazioni: segreteria.arsenaleiseo@gmail.com e www.fondazionearsenale.it

05/04/22

Primavera d'arte a Torino

 


Le belle giornate primaverili ci invogliano ad uscire e cosa c'è di più bello che poter avere come meta le tante gallerie torinesi, tanto più che nelle giornate dell'8-9-10 aprile 2022 si svolgerà EXHIBI.TO, la settimana dell’arte contemporanea a Torino.

Gallerie e associazioni culturali, studi creativi e spazi indipendenti: più di 30 mostre e la volontà, ora e sempre di dare un segno di presenza condividendo con il pubblico torinese e non solo le proposte artistiche in apertura della stagione primaverile.

Una mappa delle gallerie e delle mostre è disponibile sul sito e guiderà i visitatori lungo il percorso.

Partecipanti:
A PICK GALLERY, Associazione Culturale Bastione, Circolo degli Artisti di Torino, CRAG Chiono Reisova Art Gallery, CSA Farm Gallery, Davide Dileo Cabinet, Davidepaludetto | artecontemporanea, Dr Fake Cabinet, DRIM | Contemporary art ground, FANG ARTE, Febo e Dafne, Galleria Biasutti&Biasutti, Galleria Giorgio Persano, Galleria Gliacrobati, Galleria In Arco, La Galleria Berman, Galleria La Rocca, Galleria Moitre, Galleria Roccatre, Galleria Umberto Benappi, Galleria Weber & Weber, Metroquadro, Mucho Mas! Artist-run space, Norma Mangione Gallery, Oggetti Specifici, Osservatorio Futura, Photo & Contemporary, Quartz Studio, Société Interludio, S.M.Galleria - Piazza dell’Arte Torino, White Lands Art Gallery

Orari:
Inaugurazione 8 aprile: ore 15 – 20
8-9-10 aprile: ore 15 – 20

Informazioni:
exhibitotorino@gmail.com
Facebook: exhibito.torino
cell.3381426301

04/04/22

Palazzo Madama a Torino ci Invita a Pompei

 


Fra pochi giorni a Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica di Torino, arriva dall’8 aprile una grande e stupenda mostra su Pompei, curata dal Parco Archeologico di Pompei e da Palazzo Madama.

Il progetto è stato costruito come un “invito” a entrare nelle case di Pompei, così da poter scoprire quali erano le atmosfere, come erano arredate, quali oggetti erano usati quotidianamente dai suoi abitanti, come erano decorate e abbellite, attraverso un viaggio nel mondo pompeiano.
 
Il percorso espositivo, nella maestosa Sala del Senato, dove si è fatta l’Italia, si snoda attraverso gli ambienti maggiormente rappresentativi delle case più lussuose della Pompei del I secolo d.C. La domus romana, per la prima volta a Torino, spalanca le sue porte ai visitatori, accogliendoli nell’intimità domestica e mostrando loro la normalità della vita quotidiana alle pendici del Vesuvio. Un tuffo nel passato, che offre l’occasione di aggirarsi in quegli ambienti in cui l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. spense d’un colpo la vita dei suoi abitanti. La Pompei di oggi non è che lo scheletro della città antica, prosciugata di ogni forma di vita dalla calamità naturale e svuotata di quegli oggetti che consentirebbero di immaginarla così com’era.
 
Apre la mostra il bel plastico di fine Ottocento della Casa del Poeta Tragico, una di quelle che più hanno stimolato l’immaginario di viaggiatori e artisti del Grand Tour, tanto da essere l’ambientazione di molte scene del romanzo Gli ultimi giorni di Pompei di Edward Bulwer-Lytton, a cui si ispira l’opera di Federico Maldarelli Ione e Nidia del Museo di Antichità – Musei Reali di Torino, che chiude il percorso.

Una ricca selezione di oltre 120 opere, tra arredi, statue, gioielli, bronzi, vetri e apparati decorativi, è presentata al visitatore in un itinerario tra gli spazi domestici (l’atrio, il triclinio, il peristilio con il giardino, le stanze da letto), che termina con i drammatici calchi di alcune vittime. 
 
La mostra è dunque un invito a una visita immersiva a 360 gradi negli ultimi giorni di vita di Pompei.
 
“Ogni casa racconta la storia personale e intima di una famiglia, dei suoi abitanti, ma è anche microcosmo di una società e di un’epoca, con le loro abitudini espresse attraverso gli oggetti, gli arredi e le architetture - dichiara Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco archeologico di Pompei - La domus romana, in particolare, aggiunge al racconto la straordinarietà e la bellezza di pitture e mosaici da ammirare. E le mostre ci consentono di raggiungere pubblici lontani e permettere, non solo a coloro che vengono in visita a Pompei, di fruirne. Quando trovano una cornice di prestigio come Palazzo Madama di Torino, l’esperienza di conoscenza e piacere è completa.”
 
“Quasi due millenni or sono giungeva ad Augusta Taurinorum la notizia dell’eruzione del Vesuvio. E delle lettere di Plinio il Giovane a Tacito si discusse forse nella Porta Decumana di un Palazzo Madama, che tanta memoria conserva della formidabile stagione artistica riscoperta in epoca illuminista con gli scavi di Pompei. Siamo profondamente grati - afferma Giovanni Carlo Federico Villa, direttore di Palazzo Madama -  al Parco Archeologico e al Ministero della Cultura per averci ora consentito di presentare opere di raro significato e importanza in un contesto tanto evocativo. Ogni visitatore, uscendo dalla mostra, ripercorrerà quella torre romana ove gli avvenimenti di Pompei echeggiarono nei primi secoli della nostra storia”
 
La mostra si inserisce nel solco delle grandi iniziative espositive promosse dalla Fondazione Torino Musei. 
 
Il catalogo è edito da Silvana Editoriale.

Ulteriori dettagli al sito  www.palazzomadamatorino.it

03/04/22

La Mappa di Fra Mauro

 


Da poche settimane è stato reso fruibile sul web la storica Mappa di Fra Mauro (230x230 cm) conservata presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia.


CS

Il mappamondo di Fra Mauro (attivo ca. 1430-ca. 1459/1464) è dipinto e istoriato con grande sfarzo di oro e azzurro, un pigmento quest’ultimo ottenuto dalla macinazione dei lapislazzuli. È dipinto su quattro fogli di pergamena assemblati insieme e incollati su tavole di legno rinforzate sul retro da tre aste trasversali. Non ha scala, né linee di direzione, né rombi, né equatore o tropici. 

Gli unici elementi di orientamento sono otto rose dei venti collocate ai margini della circonferenza in corrispondenza dei venti principali. L’opera sembra eseguita senza alcun metodo proiettivo, mentre è probabile che le rose dei venti tradiscano la tradizionale costruzione geometrica in uso nelle mappe nautiche. Il disegno è circoscritto da una cornice circolare dorata di 196 cm di diametro, a sua volta contenuta da una massiccia cornice quadrata, anch’essa dorata, di 223 cm di lato. 

Le due cornici individuano due spazi ben precisi. All’interno di quella circolare è rappresentato lo spazio ecumenico, ossia la parte conoscibile e abitabile della Terra, descritto attraverso centinaia di disegni, toponimi e legende testuali. All’esterno di essa, nei quattro angoli racchiusi dalla cornice quadrata, è rappresentato invece lo spazio cosmografico, ovvero il mondo celeste e sublunare, descritto nelle sue misure e proprietà fondamentali da sette lunghi cartigli, tre diagrammi cosmografici e la raffigurazione del paradiso terrestre. L’impianto a ruota, inscritto in un quadrato e circondato da quattro cerchi ritagliati negli angoli, richiama motivi decorativi classici e trova riscontro in miniature, xilografie e dipinti raffiguranti le arti liberali, i vizi e le virtù, i peccati, i mesi e i sette giorni della creazione.

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Intorno alla metà del Quattrocento la Repubblica di Venezia comprendeva territori molto vasti organizzati in tre aree principali: il Dogado, e cioè le regioni lagunari fino a Grado e al Delta del Po; lo Stato da Mar, che includeva le coste orientali dell’Adriatico, gran parte del Peloponneso, molte isole greche, tra cui Creta e Cipro, e alcune colonie del Mar Nero; e lo Stato da Tera, con i territori dell’entroterra veneto fino a Bergamo, al Friuli e al Polesine. Consolati e fondaci veneziani erano presenti nella maggior parte dei principali porti del Mar Nero, del Mediterraneo e della costa atlantica, come Tana, Caffa, Costantinopoli, Alessandria, Beirut, Algeri, Lisbona, Bruges e Londra. 

I successi militari dei due secoli precedenti contro Genova, Costantinopoli e altri regni islamici avevano assicurato a Venezia il predominio commerciale del Mediterraneo. Dai porti del Mar Nero, Alessandria e Beirut, le galee veneziane distribuivano in tutto il Mediterraneo e nel Nord Europa i beni preziosi provenienti dagli empori del Golfo Persico e dell’Oceano Indiano, in particolare spezie, tessuti e pietre preziose. 

Il Senato della Repubblica supervisionava sia l’Arsenale, dove venivano costruite le galee commerciali e militari con il legname delle foreste del Cadore e della Slovenia, sia il complesso sistema di appalti pubblici per l’aggiudicamento, l’acquisto e il trasporto dei carichi fino a Londra e alle Fiandre. 

Un articolato sistema di uffici, inoltre, gestiva anche il reclutamento e le carriere degli “uomini da remo”, dei marinai, dei soldati e degli ufficiali necessari per armare le decine di galee coinvolte nei commerci, nella difesa e nelle conquiste militari della Repubblica.

https://mostre.museogalileo.it/framauro/it/

02/04/22

Ritorna Domenica al Museo

 

Buone notizie per gli appassionati di arte, a seguito della cessazione dello stato di emergenza per l'epidemia da Covid 19, il Mibact - Ministero dei Beni e delle Attività Culturali - ripropone la bella iniziativa Domenica al Museo, che prevede l'ingresso gratuito nei musei e aree archeologiche statali ogni prima domenica del mese. 

A questo link https://cultura.gov.it/domenicalmuseo troverete tutte le info degli spazi aperti in Italia.


CS

A seguito dell’adozione del Decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, che ha sancito la cessazione dello stato di emergenza per l’epidemia da COVID-19, tornano le domeniche gratuite nei luoghi della cultura.


A partire da domenica 3 aprile, ogni prima domenica del mese, i musei, parchi archeologici e  luoghi della cultura statali garantiranno l’accesso gratuito a tutti i visitatori che potranno così tornare a benefic

iare di un’iniziativa unica per favorire la conoscenza del patrimonio culturale italiano.
Anche le visite durante le domeniche gratuite, come quelle che si svolgeranno durante gli ordinari giorni di visita, dovranno avere luogo nel pieno rispetto delle nuove misure di sicurezza previste dal citato Decreto.


Dal 1° aprile 2022 per accedere a monumenti, musei, gallerie, parchi, giardini monumentali dello Stato non sarà più richiesto il possesso del green pass rafforzato, né di quello base, mentre resterà l’obbligo di utilizzo di mascherine chirurgiche.

Alcune sedi sono visitabili solo su prenotazione. Il Ministero della Cultura consiglia di consultare le schede di dettaglio prima di programmare la visita

01/04/22

Otis Kwame Kye Quaicoe alla Almine Rech di Brussels

 


La galleria Almine Rech  di Brussels propone fino al 15 Aprile la mostra  "BLACK RODEO: Cowboys of the 21st Century" con le opere di Otis Kwame Kye Quaicoe.

Lavori che ci raccontano della realtà dei cowboy neri americani.



CS

Almine Rech Brussels is pleased to present BLACK RODEO: Cowboys of the 21st Century, the European solo exhibition debut of Otis Kwame Kye Quaicoe. BLACK RODEO: Cowboys of the 21st Century features several new large format paintings from Quaicoe’s Black Cowboy series that brings to the forefront the untold stories of the Black American cowboy.

Known primarily as a painter, Quaicoe will also presents for the first time in this exhibition, sculptures as an expansion of his work on the series. The works featured in BLACK RODEO are a result of rigorous cultural investigation and the continued experimentation with figurative forms accented with bold colors and rich texture that has become the signature of Quaicoe’s artistic practice. Taking inspiration from his childhood affinity for cinema, in particular “Spaghetti Westerns,” Quaicoe wanted to unearth the erased stories of Black American cowboys.

BLACK RODEO: Cowboys of the 21st Century serves as a forum for Quaicoe to pay homage to a community that has been pushed to the margins and whitewashed by history. Quaicoe over the past several years has cultivated an artistic practice centered on the desire to visually articulate stories that celebrate the beauty of Blackness with nuance and grace. He has made it his mission, with the Black Cowboy series, to fill in the knowledge gap, and debunk the myth that these figures didn’t exist. Historians have concluded that, at one point in time, one in four cowboys were Black, yet the archetype propagated by the movie industry illustrated otherwise. Characters like John Wayne, who rose to popularity during Hollywood’s Golden Age, became the quintessential role model for young boys and girls around the globe for generations.



Back in Ghana, Quaicoe was one of those young people whose understan-ding of cowboys, and those who encompassed that role, were devoid of indi-viduals who looked like him. It wasn’t until 2020, catalyzed by the Black Lives Matter Movement and the unfortunate murder of George Floyd, that Quaicoe became aware of the contemporary Black Cowboy community in the United States. At the same time, encountering groups like the Compton Cowboys was not only enlightening, but it sparked a curiosity and need to tell contemporary cowboy stories of Black men and women. They are the protagonists of the Black Cowboy series.

Subsequently, Quaicoe was introduced to the world of the Black Rodeo, which is a competitive equestrian sport, popular across North America, via the photographs of fellow Portland-based artist Ivan Mcclellan. Mcclellan’s work, much like some of Quaicoe’s favourite Old Master painters, such as Rembrandt, served as a rich repository and source material to which Quaicoe responds in his own artistic practice. This new series of paintings, with its colourful pictorial planes, majestic horses ridden by men and women, and stoic portraits, rewrites the story of the contemporary Black Cowboy stories.

BLACK RODEO: Cowboys of the 21st Century juxtaposes memory, history, and artistic imagination in an effort to highlight a constellation of perspec-tives that unfurl questions of power, culture, heritage, and resilience. Through dynamic use of color, texture, and form, Quaicoe seeks to invite the viewer into a deep, but necessary, discourse debunking the myth that there were no Black Cowboys. This exhibition is a platform for Quaicoe to reshape the narrative and contradict the tropes in an effort to articulate a fresh perspective on American history through the prism of the contemporary Black Cowboy experience, which has rarely been told.

- Larry Ossei-Mensah, curator and co-founder of Artnoir.