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Art glamour - La scomparsa dell’artista, l’emergere del professionista …



Il termine artista ha sempre ispirato l’idea di una persona autonoma e libera dai condizionamenti sociali, a volte indipendente, spesso originale.

Bei tempi, che paiono oramai sfumati. Anche gli artisti hanno dismesso la loro libertà per diventare inquadrati professionisti nel produrre prodotti da consumare; chiamate da abili mercanti “opere d’arte”, anche se spesso non sono che semplici prodotti seriali, che sia una scultura o una fotografia rielaborata digitalmente, tutto segue la brava filiera di produzione-diffusione-consumo.

Dimentichiamoci poetica, libertà, idee, ricerca e apriamo il portafoglio per partecipare a questo triste banchetto.

Ora gli artisti parlano tante lingue, si vestono alla moda, frequentano il bel mondo e producono continuamente lavori, raramente paiono vivere emozioni a vantaggio dei tanti momenti di promozione, contatti e pubbliche relazioni.

Produzioni industriali, con accorte campagne pubblicitarie, che strizzano l’occhio alla vaga illusione di originalità, invadono il mondo dell’arte per saturare ogni possibile canale di vendita, garantendo un bel giro di denaro e d’investimenti.

L’arte è alquanto penalizzata, omologata e spesso anche scadente, ma come già succede in altri settori di vendita, la qualità non è più un reale parametro di riferimento, vedi il settore moda o quello musicale. Interessante notare come, nelle settimane scorse, l’ultima edizione di Frieze, Fiac e Art Basel Miami hanno confermato la produzione di opere giocose, infantili e di pessima qualità, che però centrano il bisogno di rapidi selfi o baggianate mediatiche.


Per fortuna, se si vuole, ci si può spostare da questi riflettori e cercare le ancora tante interessanti occasioni di autenticità e passione che molti artisti praticano lontano da certi patinati universi. Realtà originali, uniche e rare che se coltivate sicuramente potranno dare godimento e piacere culturale ed estetico. 

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