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Tornare alle arti, ancora artisti, ma servono?


Le arti visive agiscono sull’ambito dello sguardo, sguardo che nella nostra modernità si è riversato in centinaia di rivoli visivi. 

Una volta c’era il quadro, la scultura, le stampe, regni dell’immagine e della sua archiviazione. Con gli albori tecnologici dell’ottocento si aprono nuovi modi per creare immagini, lentamente la fotografia si diffonde accompagnando i giornali, le immagini iniziano poi ad animarsi, arriva il cinema, incredibilmente entrano nelle case con la televisione, in un lento crescendo che ora ci circonda con ogni tipo di supporto multimediale. 

Gli artisti hanno visto ampliarsi il ruolo e il formarsi di nuovi creatori visivi, perdendo un loro specifico esclusivo. 

Ora per trasformarsi diventano funamboli dello spazio, con un uso proposto in ogni scibile possibile pari al caos stesso dell’universo.

Così come il mondo dei calligrafi è in via di estinzione anche quello dell’artista visivo si sta vaporizzando, anzi si sta riversando in altre antiche forme espressive. 

Non più forza creatrice d’immagini ma seguace delle mode, scenografo o teatrante momentaneo del tempo. 

Forse per questo raramente gli “artisti” di oggi hanno studi d’arte ma provengono dalle ricerche più disperate.

Così chi ha studiato arte torna a fare l’ artigiano, perso l’obbiettivo dell’opera d’arte si realizzano semplici opere temporanei, privi di unicità e potenza espressiva, ma ben appetibili per un consumo massificato. 

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