Translate

03/09/08

Bizzarria dell’arte

In questi ultimi anni le opere artistiche, di collezioni private o gallerie, sono parcheggiate nei musei di arte contemporanea (già l’idea stessa che il presente possa essere già museificato dovrebbe far sorgere qualche sospetto) più superficiali e modaioli in attesa che venga il momento più adatto per essere poi buttate nel dispendioso gioco del mercato dell’arte contemporaneo.

Dimenticato il noioso ed impegnativo mondo della Cultura, molta dell’arte contemporanea ha scoperto il divertente giro del Monopoli dell’Arte, seguendo il classico percorso di caselle: artista giullare, opera shock, white cube, museo contemporaneo, fiera, asta giungendo all’agognato traguardo dei milioni di euro.

Così molti curatori e critici s’ingegnano nel gestire l’arte come gadget d’arredo e status sociale. Forse per cioè che si vedono “opere d’arte contemporanea” più nelle diverse riviste patinate di moda, alla pari dei vestiti (forse non sarà un caso che molte case del vestire pronto-moda/industrializzato relazionano o appartengono agli stessi gestori dell’arte), che nelle pubblicazioni d’arte.

Per cui oggi possiamo tranquillamente affermare che molta arte non è morta ma è diventata inutile. Essendo sempre più uno spettacolo e sempre meno un fatto culturale, essa ha perso il ruolo storico conformandosi alle tante occasioni di svago sociale. Ma già da diversi anni la “cultura” è scomparsa dalle pagine dei giornali per ricomparire fra i tanti articoli della pagina degli spettacoli. Una risata di seppellirà?