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14/03/22

Prossimamente una nuova visione per la Pinacoteca Agnelli di Torino





La Pinacoteca Agnelli nei giorni scorsi ha avviato una nuova fase, ideata dalla direttrice Sarah Cosulich, che ripensa agli spazi dell'istituzione come un centro culturale dinamico, aperto ai linguaggi multidisciplinari del presente in dialogo con la storica collezione di Pinacoteca.  

 La nuova Pinacoteca aprirà al pubblico il 27 maggio 2022. Sarà un luogo dedicato alla produzione di mostre inedite e di progetti site-specific commissionati ad artiste e artisti italiani e internazionali per i suoi spazi: attraverso progetti espositivi di ricerca e collaborazioni con istituzioni italiane e internazionali, Pinacoteca diviene un luogo aperto alla riflessione sulle tematiche della contemporaneità, votato all’inclusione e alla partecipazione di una molteplicità di pubblici diversi. 

 

La nuova programmazione di Pinacoteca si estende anche sull'iconica pista sul tetto del Lingotto. Lo spazio esterno si arricchisce di installazioni di artiste e artisti internazionali pensati per dialogare con l'architettura industriale, con lo spettacolare paesaggio sulla città e con il giardino recentemente realizzato sulla pista. Grazie al progetto di riconversione di FIAT, la Pista 500 è oggi il parco pensile più alto d'Europa con le sue 40.000 piante di oltre 300 specie autoctone diverse: un polmone verde a 28 metri di altezza che, coerente alla sua identità originale di circuito storicamente dedicato al collaudo delle automobili, è oggi anche suggestivo test drive per la Nuova 500, la prima all-electric di casa FIAT.

 


LE PROGETTUALITÀ DI PINACOTECA

 Tre sono le linee progettuali che caratterizzano il programma espositivo di Pinacoteca attraverso una prospettiva curatoriale organica. Il punto di partenza comune consiste nella riflessione sulle narrazioni prodotte dall’eredità industriale del Lingotto e dall’identità del museo, fortemente legata alla sua collezione permanente.

BEYOND THE COLLECTION - Collezione Giovanni e Marella Agnelli

 A vent'anni dall’inaugurazione dell'allestimento dello Scrigno di Renzo Piano, per la prima volta Pinacoteca introduce un inedito progetto espositivo continuativo dedicato alla rilettura e riattivazione della sua collezione permanente attraverso le sue presenze e le sue assenze. Partendo ogni volta da un’opera diversa messa in relazione con altre, provenienti da istituzioni internazionali, la Collezione Agnelli diviene punto di partenza privilegiato per una riflessione sulla storia dell'arte e sulla storiografia, oltre che strumento critico per approcciarsi al presente.



PABLO PICASSO E DORA MAAR

Un dialogo con la Fondation Beyeler

27.05 - 25.09.22

A cura di Sarah Cosulich, Lucrezia Calabrò Visconti, Beatrice Zanelli

Il primo progetto di Beyond the Collection è dedicato a Pablo Picasso e Dora Maar e prende forma grazie alla preziosa collaborazione con la Fondation Beyeler di Basilea. Il ritratto di Picasso Homme appuyé sur une table (1915-1916) conservato in Pinacoteca viene messo per la prima volta in dialogo con la serie di ritratti di Picasso degli anni Trenta raffiguranti Dora Maar, provenienti dalla Fondation Beyeler. Allo stesso tempo, insieme alle tele, viene presentata anche una selezione di fotografie della stessa Maar. Tre grandi capolavori di Pablo Picasso, provenienti da una delle più prestigiose istituzioni del mondo, entrano in Pinacoteca per ampliare letture e interpretazioni e raccontare nuove storie. Il progetto espositivo porta alla luce Dora Maar non solo come soggetto della rappresentazione di Pablo Picasso ma come artista centrale nella storia dell’arte del Novecento e importante punto di riferimento intellettuale per la pratica artistica di Picasso.


MOSTRE

Il Terzo Piano ospiterà mostre ideate e prodotte da Pinacoteca: sia progetti monografici dedicati ad artiste e artisti contemporanei che collettive focalizzate su percorsi transtorici e multigenerazionali, per aprire nuove letture della storia dell’arte in relazione alle pratiche artistiche contemporanee. 





SYLVIE FLEURY

Turn Me On

27.05.22 - 15.01.23

A cura di Sarah Cosulich e Lucrezia Calabrò Visconti

La mostra che inaugura il nuovo corso di Pinacoteca è dedicata all’artista Sylvie Fleury. Pioniera e punto di riferimento importante per le pratiche emergenti, negli ultimi trent’anni Fleury ha portato avanti una ricerca poliedrica che elude correnti e categorie. Attraverso una molteplicità di media - dalla scultura alla pittura al neon all’installazione, Fleury attinge nel suo vocabolario a oggetti e immaginari provenienti dall’ambito della moda, della fantascienza, delle sottoculture pop, indagando i meccanismi di costruzione del valore e la fabbricazione di desideri della società contemporanea. Fleury produce opere che con intelligenza e ironia affrontano la tensione tra le politiche di genere, il consumismo e la cultura contemporanea – prima tra tutte, la storia dell’arte. Il suo lavoro risuona con la volontà di Pinacoteca di ampliare la narrazione tradizionale del Lingotto, segnata dall’immaginario maschile della fabbrica e dell’automobile, ma anche con quello di una collezione storica rappresentata da artisti uomini.


LA PISTA 500

Un progetto di sculture e installazioni esterne commissionate ad artiste e artisti internazionali sulla storica pista automobilistica sul tetto del Lingotto.

Divenuto un giardino pensile grazie alla riconversione di FIAT nel progetto degli architetti Camerana&Partners, la Pista 500 viene aperta alla città come spazio inclusivo e multifunzionale dedicato all’arte pubblica. I progetti sulla Pista includono installazioni ambientali, opere luminose, installazioni sonore e di cinema espanso, progetti architettonici funzionali alle necessità di chi attraversa la pista. Lo spazio è costruito con le artiste e gli artisti coinvolti, ragionando sulla trasformazione dell’archeologia industriale del Lingotto da circuito chiuso a strada cittadina, da luogo produttivo a spazio aperto da abitare insieme. I progetti, interattivi e coinvolgenti, invitano chi visita la pista a riflettere su quale sia il significato di spazio pubblico oggi, e quali le storie e i monumenti con cui vogliamo abitarlo. Le opere si confrontano con l’eredità della fabbrica, per esplorare le implicazioni sociali, culturali e politiche della sua trasformazione, o entrano in dialogo con il paesaggio naturale e urbano che circonda l’edificio, facendo emergere la tensione tra naturale e artificiale che lo caratterizza.

Il programma si arricchirà di nuove installazioni gradualmente nel corso dei prossimi tre anni, costruendo un percorso espositivo sempre in evoluzione disseminato nei diversi spazi della Pista. 


PISTA 500. Credits Mybosswas

MISSIONE

I progetti espositivi sono mirati a costruire una forte identità programmatica per l’istituzione, risultato anche di un confronto con la specificità del luogo che la ospita: la storia culturale e sociale del Lingotto; la relazione con l’immagine dell’automobile, quale simbolo della velocità e dell’innovazione e con il contesto produttivo di Torino; la presenza dell’archeologia industriale e il suo sviluppo architettonico.

Il nuovo corso di Pinacoteca Agnelli identifica il museo come luogo depositario di una molteplicità di storie e allo stesso tempo motore di nuove narrazioni: un luogo che guarda al passato con gli occhi del presente, per riattivare esperienze, raccontare figure dimenticate e complicare la narrazione canonica della storia dell’arte alla luce delle esigenze della società contemporanea. 

 

I progetti di Pinacoteca nel 2022 mettono anche in discussione il racconto tradizionalmente maschile della storia dell’arte fino al ventunesimo secolo ma anche dell’immaginario dell’automobile, portando prospettive plurali in un luogo storicamente connotato da iconografie, simboli e narrazioni fatte da uomini.

 

A portare avanti la nuova missione di Pinacoteca insieme alla nuova direzione artistica, anche una nuova squadra articolata nei dipartimenti curatoriale, comunicazione, collezione ed educazione, con l’inserimento di figure di staff responsabili delle singole attività.

Pinacoteca riconosce un ruolo centrale all’educazione, coerentemente con una prospettiva che vede l’arte come strumento fondamentale per conoscere il mondo e affrontare la sua complessità. L’attività dell’istituzione prevede anche un public programme performativo e discorsivo, volto ad approfondire ed espandere la programmazione espositiva e a renderla accessibile ad un vasto pubblico.

 

LA NUOVA IDENTITÀ VISIVA DI PINACOTECA AGNELLI

L’istituzione si dota di una nuova identità visiva, che mantiene gli elementi chiave dell’identità storica di Pinacoteca trasformandoli per rispondere alla sua nuova direzione programmatica. Nel nuovo logo di Pinacoteca la “A” di “Agnelli”, pur restando sempre presente, diventa minuscola, per sottolineare una nuova direzione per il museo come spazio accessibile e inclusivo, dinamico e contemporaneo, aperto a tutte e tutti. L’identità visiva sottolinea l'apertura della programmazione della Pinacoteca sulla Pista 500: la forma circolare del logo deriva dalla curva stessa della pista.

Hilario Isola da Guido Costa a Torino


  Lo spazio di Guido Costa Projects a Torino ospita le opere "rurali" di Hilario Isola, un lavoro che trasforma le reti da lavoro in espressione artistica, producendo un'indagine nel mondo contadino, ricco di suggestioni e forme che spesso paiono quasi fantascientifiche.






13/03/22

prossimamente al Pirelli HangarBicocca di Milano

 

Steve McQueen Static, 2009 (still) Film 35 mm a colori, trasferito su video HD, suono, 7’ 3’’ 
© Steve McQueen Courtesy l’artista, Thomas Dane Gallery e Marian Goodman Gallery

Al Pirelli HangarBicocca il prossimo 31 Marzo prenderà avvio la mostra “Sunshine State”, dedicata a Steve McQueen, artista e film-maker vincitore del Turner Prize e del premio Oscar, che durerà fino al al 31 luglio 2022.

Si tratta di un progetto espositivo, che si svilupperà nello spazio delle Navate e su una delle pareti esterne. In forma di antologica raccoglierà alcuni dei lavori più importanti della carriera di McQueen e includerà anche la nuova installazione video, Sunshine State. 

Un lavoro che è stato nella mente dell'artista da più di vent’anni, l’opera è stata commissionata dall’International Film Festival Rotterdam (IFFR) 2022 e sarà proposta in anteprima assoluta in Pirelli HangarBicocca.


Steve McQueen Static, 2009 (still) Film 35 mm a colori, trasferito su video HD, suono, 7’ 3’’ 
© Steve McQueen Courtesy l’artista, Thomas Dane Gallery e Marian Goodman Gallery


CS

Curata da Vicente Todolí, la mostra è organizzata in collaborazione con Tate Modern, Londra, dove nel 2020 è stata presentata una prima versione a cura di Clara Kim, The Daskalopoulous Senior Curator, International Art e Fiontan Moran, Assistant Curator, International Art.

Celebrato come uno dei più importanti artisti e film-maker contemporanei, Steve McQueen (Londra, 1969; vive e lavora tra Londra e Amsterdam) ha influenzato in maniera decisiva il modo di utilizzare ed esporre il mezzo filmico, rivolgendo il suo sguardo radicale sulla condizione umana, i suoi drammi e la sua fragilità, e cogliendo in modo toccante e provocatorio questioni attuali come la costruzione dell’identità̀ , il senso di appartenenza, il diritto alla libertà.

“Sunshine State” è un’esperienza immersiva nel linguaggio visivo dell’artista che da sempre persegue l’obiettivo di comprendere e penetrare il reale e il senso più profondo dell’esistenza.

I lavori esposti – sei opere filmiche e una scultura – tra i più rilevanti del percorso di McQueen, rappresentano modelli narrativi liberi e punti di vista inaspettati sulle più ampie e trasversali sfumature dei contesti sociali storici e contemporanei.

In oltre venticinque anni di carriera Steve McQueen ha realizzato alcune delle opere più significative nel campo delle arti visive, utilizzando il medium filmico come forma scultorea in movimento nello spazio e nel tempo. Nel 1999 ha vinto il prestigioso Turner Prize. Ha inoltre diretto quattro lungometraggi per il cinema: Widows – Eredità criminale (Widows) (2018), 12 anni schiavo (12 Years a Slave) (2013), per il quale ha vinto l’Oscar per il miglior film, Shame (2010), Hunger (2008), con cui ha vinto la Caméra d ’Or al Festival di Cannes. Nel 2020 ha realizzato la sua prima mini-serie in cinque episodi Small Axe, e recentemente i documentari per la BBC Uprising (2021), Black Power: A British Story of Resistance (2021) e Subnormal: A British Scandal (2021).

Nel lavoro dell’artista il linguaggio delle arti visive e del cinema si alimentano e influenzano a vicenda, intersecandosi tematicamente attorno a questioni attuali e urgenti, come quella razziale e post-coloniale. Proprio a partire dall’esperienza e dall’oppressione delle comunità nere e razzializzate, McQueen apre a una riflessione più ampia sull’essere umano e sull’identità. Nei film più sperimentali, l’artista imprime poeticamente il suo sguardo e la sua presenza sui soggetti rappresentati, mettendo in luce lo stretto legame tra corporalità e soggettività, tra realtà e la sua raffigurazione.

Steve McQueen espande il suo lavoro all’interno degli spazi espositivi, creando un’esperienza visiva e sonora che immerge il visitatore in una dimensione spazio-temporale inedita. Come afferma l’artista: “Non mi interessa influenzare lo spettatore, completamente l’opposto. Sono attirato da una verità... alle volte le cose più terribili avvengono nei luoghi più meravigliosi... Io non posso mettere un filtro alla vita. È questione di non sbattere le palpebre” (estratto da un’intervista con Kirsty Young, Desert Island Discs, BBC Radio 4, 2014). In questo modo McQueen riflette anche sull’aspetto materiale e fisico dell’immagine in movimento, interrogandosi su come il medium filmico possa plasmare l’ambiente circostante e lo sguardo dello spettatore, ed esserne a sua volta modificato.

La mostra Curata da Vicente Todolí, “Sunshine State” è organizzata in collaborazione con Tate Modern, Londra, dove l’artista aveva presentato una prima versione, dal titolo “Steve McQueen”, dal 13 febbraio al 6 settembre 2020. Per Pirelli HangarBicocca, McQueen ha concepito un apposito progetto espositivo e una nuova selezione di opere che si sviluppa negli spazi delle Navate e del Cubo e sull’esterno dell’edificio. Attraverso un percorso non cronologico, la mostra intende ripercorrere la carriera di Steve McQueen nelle arti visive, mettendo in luce l’evoluzione della sua pratica degli ultimi vent’anni.

Il titolo della mostra prende spunto proprio dall’omonimo lavoro inedito dell’artista, Sunshine State (2022), commissionato e prodotto dall’International Film Festival Rotterdam (IFFR) 2022 e presentato in anteprima assoluta in Pirelli HangarBicocca. Questo video è una riflessione sugli esordi del cinema hollywoodiano e su come il grande schermo abbia influenzato profondamente la percezione e la costruzione dell’identità.

Il percorso espositivo si apre con Static (2009). Proiettate su un grande schermo, sospeso al centro della Piazza, si avvicendano in rapide sequenze riprese aeree della Statua della Libertà di New York. Le disorientanti immagini ravvicinate del monumento ne mettono in discussione la funzione simbolica e colgono il senso di instabilità e precarietà dell’idea di libertà individuale del mondo occidentale. Il film fa da contraltare al lavoro presentato nel Cubo e che chiude la mostra, Western Deep (2002). L’opera conduce lo spettatore nelle profondità della miniera d’oro di Tau Tona in Sudafrica, conosciuta durante l’apartheid come “Western Deep”, e offre un amaro spaccato delle dure condizioni lavorative dei minatori. Realizzate in pellicola Super- 8, le riprese sgranate mostrano un’ambientazione claustrofobica e buia che si contrappone a una visione più aperta e allegorica del primo lavoro.

Western Deep nasce in concomitanza con un altro film dell’artista, Caribs’ Leap (2002). Il lavoro è suddiviso in due parti: una è trasmessa su uno schermo LED sulle pareti esterne delle Navate, l’altra è proiettata all’interno dello spazio espositivo. Il titolo fa riferimento al drammatico momento storico della conquista francese di Grenada, l’isola dei Caraibi da cui provengono i genitori di McQueen, nel 1651. Piuttosto che sottostare al governo coloniale, alcuni dei resistenti e ribelli locali preferirono gettarsi da una scogliera (Caribs’ leap), scegliendo la morte rispetto alla prigionia e alla schiavitù. Il film affronta il tema della razzializzazione e disumanizzazione del corpo nero e indigeno, colonizzato e schiavizzato.

In Charlotte (2004) e Cold Breath (1999) Steve McQueen esplora il corpo nelle sue dimensioni più intime e materiali. Il primo dei due film, girati in pellicola, presenta un close-up dell’occhio dell’attrice Charlotte Rampling. Il dito dell’artista entra nelle riprese, toccando momentaneamente la palpebra e la pupilla della donna. McQueen invita lo spettatore a diventare testimone della scena, rappresentando gli aspetti più voyeuristici dell’atto di guardare la trasformazione di un corpo da soggetto a oggetto fisico e manipolabile.

Similmente, Cold Breath mostra il film-maker che accarezza, tira e stringe il suo stesso capezzolo. Il movimento ossessivo delle dita rivela i confini labili tra desiderio e violenza, tra piacere e dolore.

In “Sunshine State” viene esposta anche la scultura Weight (2016), realizzata per una mostra presso la prigione di Reading in Inghilterra – dove era stato incarcerato Oscar Wilde –, in occasione del cinquantesimo anniversario della parziale decriminalizzazione dell’omosessualità nel Regno Unito. L’opera è composta da un letto da prigione circondato da una zanzariera dorata. McQueen riflette sulla storia politica di identità minoritarie e sulle idee contrapposte di reclusione e protezione. L’installazione funge da elemento materiale e tangibile che si lega a, e rivela, la dimensione fisica e scultorea che il medium filmico assume per McQueen.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo, disegnato da Irma Boom, sulla produzione dell’artista negli ultimi vent’anni, che presenta una ricca documentazione fotografica e i contributi scritti di: Paul Gilroy, Cora Gilroy-Ware, Solveig Nelson, Hamza Walker. 

12/03/22

Gli scatti di Graciela Iturbide alla Fondatin Cartier di Parigi



La Fondazione Cartier oltre alla enfatica mostra di Damien Hirst ha in corso diverse interessanti proposte, come la mostra fotografica di Graciela Iturbide, presentando sotto il titolo "Heliotropo 37"  oltre 200 immagini, dalle fotografie più iconiche alla produzione più recente, oltre a una serie di colori creata appositamente per questa mostra.




CS
From February 12 to May 29, 2022, the Fondation Cartier pour l’art contemporain presents Heliotropo 37, the first large exhibition devoted to Mexican photographer Graciela Iturbide in France, spanning works dating from the 1970s to the present day.

For the occasion, she opens the doors of her studio at 37 Calle Heliotropo in Mexico, an architectural masterpiece by Mauricio Rocha, who has also been entrusted with the exhibition scenography. A veritable exhibition-portrait, Heliotropo 37 brings together over 200 images, from her most iconic photographs to her more recent production, as well as a color series created especially for the exhibition




Winner of the W. Eugene Smith Memorial Fund in 1987, then the Hasselblad Award in 2008—photography’s highest distinction—Graciela Iturbide is a major figure of Latin American photography. For over fifty years, she has created images that oscillate between a documentary approach and a poetic gaze: “I have looked for the surprise in the ordinary, an ordinary that I could find anywhere in the world.” If today she is famous for her portraits of Seri Indians in the Sonora Desert and Juchitán women, as well as for her photographic work around Mexico’s ancestral communities and traditions, Graciela Iturbide also brings a quasi spiritual attention to landscapes and objects. This unique exhibition presents the two sides of Graciela Iturbide, thereby providing us with a fresh perspective on her work. 

11/03/22

Michael Wang al Prada Rong Zhai

Prada Rong Zhai Lake Tai Piles


A Shanghai La Fondazione Prada presenterà, a fine Marzo negli storici locali della Prada Rong Zhai, “Lake Tai”, un progetto di Michael Wang.  

Nella sua pratica Michael Wang (1981, Stati Uniti) utilizza come linguaggi artistici fenomeni globali, quali il cambiamento climatico, la diffusione delle specie, la distribuzione delle risorse e gli scambi dell’economia mondiale. Per questo progetto l’artista crea una serie di lavori che esplorano l’eredità naturale e culturale della regione del Lago Tai e indagano la tradizione dell’arte paesaggistica cinese. “Lake Tai” affronta anche questioni urgenti legate all’ecologia, alla sostenibilità e al recupero ambientale, coinvolgendo la comunità universitaria di Shanghai.

La regione del Lago Tai ospita i giardini storici più famosi della Cina. È un centro spirituale per la tradizione paesaggistica che celebra il rapporto armonioso tra l’uomo e la natura. Negli ultimi decenni questa relazione è stata drammaticamente alterata da fenomeni globali come il cambiamento climatico, l’estinzione di massa e l’estrazione di risorse naturali in larga scala. L’area del Lago Tai è testimone di questa radicale trasformazione. Dalla fine degli anni Novanta la fioritura di un’alga ha colorato di verde le acque trasparenti del lago ma, negli ultimi anni, un ampio intervento di recupero ha ripulito le acque.

Il Lago Tai è collegato a Shanghai e al mare dal Suzhou Creek, un fiume che attraversa il centro della metropoli e rappresenta una delle vie fluviali più rilevanti per l’intero territorio cinese. La storia di questa importante via di commercio è intrecciata alla biografia dell’ex proprietario di Rong Zhai, l’imprenditore Mr. Rong Zongjing. Nato a Wuxi, sulle sponde del Lago Tai, ha costruito fabbriche e mulini lungo il fiume. Con il fratello Rong Desheng ha inoltre realizzato il giardino Mei Yuan a Wuxi affacciato sul lago e ancora oggi considerato uno dei luoghi più pittoreschi di questa area. Le decorazioni di Prada Rong Zhai, in particolare le figure rappresentate sulle finestre della Sun Room, hanno in parte ispirato Michael Wang nello sviluppo di questo progetto. Questi disegni conservano la memoria di un passato lontano in quanto rappresentano episodi leggendari della vita dell’imprenditore, tra cui alcune scene ambientate nei pressi del Lago Tai e del Suzhou Creek.

Nella sua mostra Michael Wang presenta una serie di sculture e installazioni allestite al primo piano e nel giardino di Prada Rong Zhai. Le opere che reinventano le tradizioni cinesi della “roccia dell’erudito” e della composizione dei fiori derivano dagli imponenti interventi di bonifica che hanno trasformato il lago e il fiume negli ultimi anni. Il progetto vuole indagare il tema della ridefinizione del rapporto tra uomo e natura in un’epoca di profondo cambiamento ambientale e di vasti progetti di recupero.

10/03/22

Jago a Palazzo Bonaparte in Roma dal 12 Marzo

 


A Roma Palazzo Bonaparte ospiterà dal 12 marzo al 3 luglio 2022 la prima importante mostra dedicata a Jago. 

Jago, pseudonimo di Jacopo Cardillo, nato a Frosinone nel 1987, è uno scultore raffinato dalle reminiscenze michelangiolesche,  conosciuto in tutto il mondo come “The Social Artist” per le sue innate capacità comunicative e il grande successo che riscuote sui social.

Jago unisce un grande talento creativo all’utilizzo dei mezzi di comunicazione più contemporanei. E come tutti i grandi artisti, arriva al cuore del pubblico che lo ama, anzi lo adora. È una rockstar, e trasmette l’amore per l’arte ai giovani.

Le dirette streaming e le documentazioni foto e video raccontano il processo produttivo di ogni sua singola opera, e, mediante questo percorso condiviso, lo scultore rende tutti partecipi della genesi di ogni suo lavoro.

La genialità moderna di Jago viene raccontata per la prima volta in una mostra in cui sono esposte tutte le opere realizzate sino ad oggi, dai piccoli sassi di fiume scolpiti (da Memoria di Sé a Excalibur), fino alle sculture monumentali di più recente realizzazione (la Pietà), passando per le opere più mediatiche quali il Papa (Habemus Hominem).

Curata dalla Professoressa Maria Teresa Benedetti, la mostra vedrà esposte 12 opere di Jago, a connotare gli elementi chiave di un’opera dedicata a istituire un rapporto tra il nostro tempo e la tradizione.

Prima testimonianza è lo scavo sui grandi sassi raccolti nel greto di un fiume alle pendici delle Alpi Apuane, pazientemente scavati nel desiderio di raccontare una storia personale e umana. Pietà e violenza si intrecciano nello sguardo del giovane artista. Sorprendente è la scardinante nudità del Pontefice emerito, mentre l’immagine di una Venere (2018), priva della venustà giovanile, sconcerta e induce a riflettere. D’altro lato incalza l’oggi con la presenza del Figlio Velato (2019), icona simbolica di tragedie senza tempo, cui si connette l’intensa meditazione sul dolore, racchiusa nella drammatica monumentalità della Pietà (2021). Nel contempo l’artista propone un tema svincolato dalla storia, nel replicare la sequenza del battito cardiaco in Apparato Circolatorio (2017).

Palazzo Bonaparte si trasformerà inoltre in uno studio d’artista: durante i mesi di mostra, infatti, Jago lavorerà alla sua prossima imponente scultura all’interno della sede espositiva, rendendo partecipi i visitatori del processo creativo della sua opera.

La mostra JAGO. The Exhibition è prodotta e organizzata da Arthemisia e da Jago Studio

09/03/22

Prossimamente Artissima 2022

 


Ieri il nuovo direttore di Artissima, Luigi Fassi, ha annuncia le date e il tema della prossima edizione di Artissima. La ventinovesima edizione avrà luogo dal 3 al 6 Novembre 2022 sempre presso l'Oval, Lingotto Fiere Torino.

A poche settimane dall’insediamento, Luigi Fassi ha già posto le basi dell’edizione per costruire un appuntamento che, in continuità con la consolidata identità curatoriale della fiera, sappia ancora una volta rispondere efficacemente e rapidamente alle continue trasformazioni del presente. La ventinovesima edizione di Artissima sarà caratterizzata da iniziative specifiche, a conferma della sua unicità nel panorama culturale europeo, e della sua capacità di attrarre gallerie, artisti, collezionisti e curatori tra i più interessanti a livello internazionale, con la promessa, sempre mantenuta, di una fiera sperimentale, di ricerca, cutting-edge.

Il tema scelto per l’edizione di quest’anno è Transformative Experience, concetto elaborato dalla filosofa americana L. A. Paul nell’omonimo saggio pubblicato nel 2014 dalla Oxford University Press. Secondo l’autrice, un’esperienza trasformativa è capace di modificare radicalmente la persona che la vive, mettendone in crisi le aspettative prefigurate razionalmente e aprendo una prospettiva verso l’ignoto.

Scrive Luigi Fassi nella sua premessa all’edizione: “Il mondo dell’arte nel suo insieme ha visto in  questi ultimi anni cambiare le proprie regole, le modalità di scambio e di interazione informativa tra  operatori e appassionati, navigando verso molteplici orizzonti di trasformazione. È tuttavia rimasta più che mai viva e bruciante l’urgenza di incontro e di relazione immediata, dettata dalla volontà di  conoscere e vivere in tempo reale l’esperienza dell’arte e di continuare ad apprendere quanto di nuovo  sta emergendo sulla scena presente.
Proprio il tema di come tutti noi viviamo nelle nostre vite l’insorgenza di esperienze trasformative è l’ispirazione centrale dell’edizione di Artissima 2022. Un’esperienza trasformativa è quella che apre  nuovi orizzonti ai nostri sensi, ai nostri pensieri e alle nostre emozioni, sino a poterci cambiare in profondità come persone. La filosofa contemporanea americana Laurie Anne Paul nel suo  libro Transformative Experience (2014) sostiene che le esperienze personalmente trasformative sono sostituirne il vivo manifestarsi come rivelazione di un territorio a noi ancora sconosciuto. 

Il 2022 è l’anno in cui vogliamo tornare a scegliere esperienze trasformative che diventino autentiche  rivelazioni, dettate dal ritmo delle relazioni sociali e da un momento che tanto ci sta a cuore, quello  dell’incontro privilegiato con l’arte che reca in sé un potenziale trasformativo il cui valore è per ognuno  di noi unico e non sostituibile. L’incontro con l’arte è allo stesso tempo un’esperienza rivelativa:  un’intensa accelerazione verso un futuro sconosciuto ma desiderato, capace di modificarci dal punto  di vista cognitivo e personale e di fornirci nuovi strumenti per leggere il mondo.

Artissima 2022 riporta in piena presenza fisica gli stand curati delle sezioni Present Future, Back to  the Future e Disegni, mantenendone e capitalizzandone l’estensione digitale che le ha caratterizzate  negli ultimi due anni. Con il team abbiamo ripreso a viaggiare per incontrare e scoprire realtà  emergenti e sperimentali con l’obiettivo di far convergere a Torino gallerie da molteplici scene  internazionali e proporre al mondo del collezionismo un’offerta fresca e variegata. Rafforzeremo  l’immagine di Artissima come luogo privilegiato in cui operare acquisizioni e incontrare partner di  dialogo museale, oltre che promuovere lo stretto rapporto della fiera con la Città di Torino, con i suoi  musei, fondazioni e gallerie con cui verranno mantenute e valorizzate cooperazioni e relazioni".

Tutte le novità dell’edizione saranno presentate nel mese di giugno, ma Luigi Fassi ha già anticipato che tra queste vi sarà il ritorno in presenza delle tre sezioni curate di Artissima: Present Future, Back to the Future, e Disegni, che continueranno a vivere anche online con approfondimenti video, immagini, interviste e podcast. I team curatoriali che si occuperanno della selezione dei lavori e degli artisti presentati nelle sezioni curate saranno rinnovati. Tra i nomi già confermati Irina Zucca Alessandrelli (curatrice, Collezione Ramo – Milano), Saim Demircan (curatore indipendente e scrittore, Torino) e Maurin Dietrich (direttrice, Kunstverein München – Monaco).

Riconfermato il prezioso supporto di Intesa Sanpaolo come Main Partner della manifestazione con  cui Artissima condivide l’idea che l’arte sia un motore fondamentale per riattivare meccanismi virtuosi di dinamismo sociale e arricchimento culturale. 

Infine, da oggi, lunedì 7 marzo, sul sito di Artissima sono disponibili le domande di partecipazione per la prossima edizione, sia per le sezioni curate che per le sezioni storiche Main Section, New Entries, Monologue/Dialogue e Art Spaces & Editions.


BIOGRAFIA LUIGI FASSI
Luigi Fassi è stato dal 2018 al 2022 direttore artistico del MAN Museo d’arte della Provincia di Nuoro. Visual Art Curator presso lo Steirischer Herbst Festival di Graz, Austria dal 2012 al 2017, dal 2009 al 2012 è stato direttore artistico del Kunstverein ar/ge kunst di Bolzano. Helena Rubinstein Curatorial Fellow al Whitney Museum of American Art ISP di New York nel 2008-09, nel 2007 è stato direttore artistico della 5° Triennale di Finlandia a Helsinki. Ha organizzato mostre per diverse istituzioni internazionalmente, tra cui The Kitchen, New York, Stati Uniti; ISCP, New York, Stati Uniti; Prague Biennale, Praga, Repubblica Ceca; Malmö Konstmuseum, Malmo, Svezia; La Friche Belle De Mai, Marsiglia, Francia; GAM, Torino; Museo Marino Marini, Firenze; Galleria Civica, Trento; Kunsthalle Helsinki, Finlandia; Fondazione Morra Greco, Napoli; Fondazione ICA, Milano. Dal 2010 al 2017 è stato curatore e coordinatore della sezione Present Future ad Artissima, Torino. Nel 2016 è stato fellow dell’Artist Research Trip Programme a Tel Aviv in Israele, co-curatore del Festival Curated_by a Vienna in Austria e della XVI edizione della Quadriennale d'Arte di Roma. Dal 2016 al 2018 è stato membro del comitato fondatore del programma internazionale di residenze d’artista Alserkal Residency presso Alserkal Avenue a Dubai negli Emirati Arabi Uniti. È stato membro del comitato di comitato di selezione della fiera d’arte contemporanea Artorama di Marsiglia (2019-2022) e curatore del progetto Tomorrow/Todays presso la Cape Town Art Fair in Sud Africa (2019-2022). Nel 2021-22 è curatore ospite presso il Pori Art Museum in Finlandia.
Autore di numerosi libri e pubblicazioni monografiche, suoi articoli e testi sono apparsi su Artforum, Mousse, Flash Art, Camera Austria, Site e Domus. Fassi è laureato in filosofia presso l’Università degli Studi di Torino e ha studiato presso le Università di Torino, Colonia e Zurigo

Gli spazi della Berlin Biennale


 

In questi difficili giorni lo staff della 12th Berlin Biennale ha presentato gli spazi selezionati per l'evento. I curatori hanno cercato di uscire dai soliti luoghi per immergersi il più possibile nella città, rendendo il progetto un evento urbano partecipato. L'edizione di quest'anno si svolgerà dall'11 giugno al 18 settembre 2022. 

Eccovi l'elenco degli spazi:

Akademie der Künste, Hanseatenweg e Pariser Platz

L'Akademie der Künste di Berlino è una comunità internazionale di artisti attivi nelle sei sezioni dell'accademia: arti visive, architettura, musica, letteratura, arti performative e arti cinematografiche e multimediali. Fondato nel 1696 e situato a Pariser Platz per oltre due secoli, il suo edificio fu gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale. Con la divisione di Berlino nel dopoguerra, furono istituite accademie separate a est ea ovest, ma alla fine si riunirono dopo la caduta del muro di Berlino. Costruita nel 1960, la sede occidentale dell'Hanseatenweg ha continuato a ospitare mostre e programmi discorsivi. Nel 2005, l'Akademie der Künste ha inaugurato un nuovo edificio in vetro su Pariser Platz: le rovine della struttura originale sono servite come sede espositiva per la 1a Biennale di Berlino nel 1998. Mentre diverse edizioni della Biennale di Berlino si sono svolte in uno dei due località, l'edizione attuale fa uso di entrambe per la prima volta.
Hanseatenweg 10, 10557 Berlino
Pariser Platz 4, 10117 Berlino

Dekoloniale Memoria Cultura in città

Utilizzando l'esempio di Berlino, il progetto pilota Dekoloniale Memory Culture in the City tenta di identificare gli effetti (post)coloniali presenti in una metropoli e nelle sue istituzioni, abitanti e spazi fisici. Lo spazio del progetto si trova in Wilhelmstraße 92 tra le ex sedi della Cancelleria del Reich e del Ministero degli Esteri, dove gli inviati delle potenze europee, degli Stati Uniti e dell'Impero Ottomano si sono riuniti per la Conferenza di Berlino (1884/85) su invito di il Reich tedesco e la Repubblica francese. Qui hanno raggiunto un accordo sulle regole per la spartizione coloniale dell'Africa, creando le condizioni necessarie per il suo sfruttamento. Dekoloniale Memory Culture in the City è un progetto congiunto di Berlin Postkolonial e. V., Each One Teach One (EOTO) e. V., Initiative Schwarze Menschen in Deutschland (ISD-Bund e. V.) e la Fondazione Stadtmuseum Berlin.
Wilhelmstraße 92, 10117 Berlino

Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart – Berlino

Costruita a metà del XIX secolo come capolinea della linea ferroviaria che collega Amburgo e Berlino, la Hamburger Bahnhof è stata trasformata in un museo dei trasporti e della tecnologia all'inizio del XX secolo. Dopo la divisione della Germania nel dopoguerra, l'edificio fu abbandonato a causa della sua posizione periferica nella landa desolata tra Berlino Est e Ovest. Nel 1996 ha riaperto come sede di arte contemporanea della Nationalgalerie. Oggi l'Hamburger Bahnhof – Museum für Gegenwart – Berlin è una delle più grandi e significative collezioni pubbliche di arte contemporanea del mondo. Con uno spazio espositivo di circa 10.000 metri quadrati, l'Hamburger Bahnhof espone opere della Nationalgalerie e altre importanti collezioni internazionali e ospita mostre tematiche.
Invalidenstraße 50-51, 10557 Berlino

KW Istituto per l'Arte Contemporanea

KW Institute for Contemporary Art mira ad affrontare le questioni urgenti dei nostri tempi attraverso la produzione, l'esposizione e la mediazione dell'arte contemporanea. Fondata durante il turbolento periodo successivo alla riunificazione tedesca in una fabbrica abbandonata sulla Auguststraße di Berlino, KW si è affermata come un luogo dinamico per le pratiche artistiche progressiste. È stato anche qui che nel 1998 è stata inaugurata la Biennale di arte contemporanea di Berlino. Da allora, KW ha servito come sede espositiva di riferimento per la Biennale di Berlino, che presenta progetti artistici e programmi di mediazione in diversi luoghi della città per contribuire con nuove prospettive a discorso culturale contemporaneo a Berlino e oltre.
Auguststraße 69, 10117 Berlino

Sede della Stasi. Campus per la Democrazia

Durante l'era della RDT, la sede del Ministero per la Sicurezza dello Stato (Stasi) a Berlino-Lichtenberg era un enorme complesso composto da una cinquantina di edifici e migliaia di uffici. Fu qui che circa 7.000 dipendenti statali organizzarono la sorveglianza e la persecuzione dei cittadini della Repubblica Democratica Tedesca e condussero le operazioni di spionaggio estero della DDR, entrambi per sostenere il governo del SED (Partito Comunista della Germania dell'Est). Nel gennaio 1990, i manifestanti si sono fatti strada nei terreni sigillati, dando inizio alla fine della Stasi e alla distruzione dei suoi fascicoli. Oggi, questo ex bastione della polizia segreta è un sito educativo sulla dittatura e la resistenza e un centro di apprendimento per la democrazia.
Ruschestraße 103, 10365 Berlino

08/03/22

Prossimamente Quadriennale 2022-2024

Umberto Croppi GianMaria Tosatti, Foto di Andrea Veneri

Sono tante le novità che ieri, Umberto Croppi, Presidente, e Gian Maria Tosatti, Direttore artistico, hanno annunciato per  la programmazione 2022-2024 della Fondazione La Quadriennale di Roma.

Son ben già ben 95 anni che esiste la Quadriennale (1927-2022), e per festeggiare l’anniversario, che coincide con uno snodo particolare della vita dell’Istituzione e imprime uno slancio alla revisione delle sue attività, si svilupperà un continuo rinnovamento e ampliamento della portata della sua azione.

 Ma eccovi tutte le informazioni:


LA STRATEGIA DELLA NUOVA PROGRAMMAZIONE

Dopo la Quadriennale d’arte 2021, il Consiglio di amministrazione della Fondazione, presieduto da Umberto Croppi e composto da Lorenzo Micheli Gigotti, Fabio Mongelli, Valentina Tanni, ha deciso di utilizzare il triennio 2022-2024 come opportunità per consolidare l’identità di Quadriennale come ente di ricerca sulle arti visive in Italia del XX-XXI secolo e come ente promotore degli artisti italiani nel nostro Paese e all’estero, secondo alcune linee di indirizzo precise: mappatura e promozione dell’arte emergente; iniziative di formazione; rapporti stabili di collaborazione con istituzioni all’estero; comunicazione, ricerca e formazione relative al mondo delle tecnologie digitali e di rete.

Nel solco delle scelte operate per il precedente triennio, il Cda ha voluto dotare la Fondazione di un Direttore artistico, per dare continuità e coerenza alle attività. Ma ha ritenuto di mantenere fuori dalla programmazione 2022-2024 la Quadriennale d’arte per concentrare lo sguardo sull’intera gamma di strumenti e servizi con i quali si può estrinsecare la missione di Quadriennale, con l’attivazione di tutte le leve del suo statuto.

La progettazione e la realizzazione del programma 2022-2024 sono state affidate a Gian Maria Tosatti, selezionato tramite bando pubblico e nominato direttore artistico della Fondazione fino a settembre 2024.

«Siamo molto contenti di presentarci oggi con un programma ambizioso e con attività già in essere», dichiara Umberto Croppi, che prosegue: «Questo grazie al costante sostegno dei nostri partecipanti, Ministero della Cultura, Regione Lazio, Comune di Roma. Desideriamo inoltre esprimere la nostra gratitudine ai prestigiosi partner istituzionali: la Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha dato un fondamentale contributo alla produzione, e Treccani, con cui abbiamo rinnovato intese sempre più integrate».


 

IL METODO E I CONTENUTI DELLA PROGRAMMAZIONE

Gian Maria Tosatti ha ideato per il 2022-2024 un percorso unitario e organico, strutturato in pratiche operative che non sono concepite come progetti a sé stanti, ma sono pensate come ingranaggi interdipendenti di un unico meccanismo. Questo percorso ha l’obiettivo di fare di Quadriennale un luogo di riflessione radiante per ricerche, indagini e approfondimenti sull’arte italiana.

L’articolazione del percorso prevede progetti e iniziative che intendono sviluppare una conoscenza analitica soprattutto delle generazioni artistiche emerse in Italia dopo il 2000 e stimolare un dibattito critico sulle vicende recenti e recentissime dell’arte italiana nel più ampio contesto internazionale.

In questo ambito, è data un’attenzione prioritaria alle attività di ricerca e di documentazione – attraverso iniziative editoriali, studio visit, borse di studio, networking interuniversitario – ma è previsto anche un consistente programma pubblico fatto di mostre, festival, appuntamenti. Continuativi saranno il confronto e la collaborazione con realtà all’estero, incentrati sull’aggiornamento professionale e sul sostegno agli artisti.


La realizzazione del programma 2022-2024 prevede il coinvolgimento, come consulenti, di oltre una ventina tra curatori e storici dell’arte selezionati dal Direttore artistico e ciascuno attivo su uno o più specifici progetti. Molte delle attività, inoltre, mantengono una porta aperta al possibile contributo di proposte provenienti dal mondo dell’arte, specialmente giovane.

«La mia direzione artistica intende contribuire alla massima evoluzione degli strumenti di cui dispone la Quadriennale nel suo statuto» afferma Tosatti, che prosegue: «Spero di riuscire a disegnare con le attività condotte in questo triennio un profilo che collochi Quadriennale in una posizione che oggi è davvero necessaria nel nostro sistema culturale. Penso che l’arte italiana abbia bisogno di una istituzione scientifica che porti avanti con costanza, metodo e credibilità indagini critiche sulla scena contemporanea italiana. E mi auguro che i primi passi che già stiamo muovendo, cercando di essere collettori fra intelligenze e istituzioni del nostro territorio nazionale, possano incoraggiare una sempre maggiore connessione di tutti gli organi del nostro sistema culturale».


Centrale e trasversale alla programmazione continua a essere l’Archivio Biblioteca della Quadriennale-ArBiQ, diretto da Assunta Porciani. Nel prossimo triennio, l’ArBiQ conoscerà un particolare impulso, indirizzato a potenziare gli strumenti di tutela e di valorizzazione dei fondi documentari della Quadriennale sull’arte italiana del XX-XXI secolo, con interventi che accresceranno l’offerta di contenuti online e saranno accompagnati da inediti format comunicativi rivolti agli istituti scolastici.

 


I 95 ANNI DELLA QUADRIENNALE E IL SIGNIFICATO DELL’ANNIVERSARIO

Le attività della nuova programmazione decorrono nel 2022 sotto gli auspici dell’anniversario dei 95 anni della Quadriennale (1927-2022). L’anniversario ha fornito una cornice di forte valenza simbolica per la revisione delle attività e lo stimolo propulsivo alla partenza della programmazione, i cui progetti di analisi, studio, promozione dell’arte italiana del XX-XXI secolo si sviluppano nel primo anno e mezzo sotto il suo denominatore.

A partire dal 2022, la Quadriennale intraprende un cammino che ha l’obiettivo di rafforzarne la percezione di istituzione di riferimento per l’arte contemporanea italiana. La Quadriennale si presenta con un’identità visiva che marca questo passaggio e l’accompagnerà d’ora in poi. Il nuovo segno è proprio di una Istituzione consapevole della sua importante storia, di cui l’Archivio Biblioteca è memoria vivente, proiettata a dare ancora più incisività al proprio ruolo. La rinnovata identità visiva di Quadriennale, sviluppata da Studio FM Milano, si declinerà in tutti i progetti e nella loro comunicazione, a partire dal sito internet istituzionale.


 

LA PRODUZIONE

Nel triennio 2022-2024 il budget complessivo della programmazione si attesta su € 1.500.000,00.

L’avvio e lo sviluppo delle attività sotto l’insegna dei 95 anni di Quadriennale, nel 2022 e nel primo semestre 2023, hanno potuto contare, in occasione del 150° anniversario della proclamazione di Roma capitale d’Italia, su un contributo di € 600.000,00 della Struttura di missione per la valorizzazione degli anniversari nazionali e della dimensione partecipativa delle nuove generazioni presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. A questi si aggiungono € 180.000,00 di risorse proprie dell’Istituzione.

Per la successiva fase del triennio, parallelamente al varo della Quadriennale d’arte 2025, la Fondazione, all’esito di monitoraggi intermedi, costruirà le partnership necessarie per il proseguimento dei progetti, sempre su base compartecipativa. Nel corso di tutto il triennio, la Fondazione intende creare una vera e propria community trasversale che possa partecipare a una serie di attività organizzate dalla Fondazione e divenirne il primo bacino di confronto e dialogo.

In questa formula rivisitata, il programma di membership Amici della Quadriennale non si rivolgerà solo a collezionisti e a mecenati, ma a chiunque sia interessato ad approfondire e a seguire da vicino l’arte contemporanea. Per questo motivo, le quote di iscrizione al programma sono estremamente democratiche e, in generale, non sono da considerarsi come quote di sostegno, ma come contributo per la partecipazione a programmi di formazione che l’Istituzione mette a disposizione della propria community.  

07/03/22

Opere esterne alla Hayward Gallery di Londra

 

Per superare la complessa situazione da diverso tempo la Hayward Gallery realizza dei progetti esterni d'arte, l'iniziativa prosegue anche per questa stagione  con una serie di opere d'arte commissionate di recente agli artisti pluripremiati Anthea Hamilton, Jyll Bradley e Monira Al Qadiri, un modo per fornire arte a tutti senza vincoli di ingressi, queste opere si affiancheranno con le sculture acquatiche Thinking Fountains, 2021 di Klaus Weber (in foto) e Appearing Rooms di Jeppe Hein.


CS

Continuing its popular programme of striking outdoor installations, offering free access to art for all, the Hayward Gallery announces a series of newly commissioned artworks from award-winning artists Anthea Hamilton, Jyll Bradley and Monira Al Qadiri. These brand new commissions will be joined by the ever-popular aquatic sculptures Klaus Weber’s Thinking Fountains, 2021 and Jeppe Hein’s Appearing Rooms.

 Ralph Rugoff, Director at the Hayward Gallery, says: “All of these outdoor commissions are part of our ongoing effort to make the most of the Southbank Centre’s outstanding site by presenting a free cultural playground where visitors can engage with an inspiring range of accessible public installations by leading international and British artists. Anyone simply walking across the site can encounter and experience playful works of art that spur the imagination and prompt us to see the world in fresh ways.”

 

Launching the 2022 series, Anthea Hamilton’s new 24-hour-long film installation has been commissioned specifically for the Hayward Gallery’s terrace that overlooks the Royal Festival Hall. On display from 12 March to 24 April, it will be shown on a six-metre-high LED screen and has been conceived in response to the gallery’s architecture and locality. The work features a photograph from the early 1980s intercut with new footage of four performers, each with their own distinctive approach and style. The performers draw on a diverse repertoire of images and references to generate new movement sequences that are mapped onto the 24-hour cycle of a clock.

 Bringing to light a forgotten chapter of cultural history, The Hop is a new commission by Jyll Bradley that was inspired by the stories of thousands of families who travelled from London every year to bring in the hop harvest in the fields of Kent. Standing at almost four metres in height, the installation will echo the geometric design of a Kentish hop garden, where vines were arranged to expose the crop to the maximum amount of sunlight. Using her signature material of coloured Plexiglas, Bradley will create a luminous series of public canopies alongside the Hayward Gallery. The installation will be on site from 18 May to 2 October.

 

In summer 2022, the Hayward Gallery continues its three-year partnership with the Bagri Foundation, presenting a new commission by Kuwaiti artist Monira Al Qadiri whose multifaceted practice spans sculpture, installation, film and performance. For this second Bagri Foundation Commission, Al Qadiri will create a visually mesmerising large-scale sculpture in iridescent hues on the Riverside Terrace in front of the Royal Festival Hall to reimagine links between nature and the fragility of our dependency on fossil fuels. Al Qadiri’s commission will be available to view from August to November (dates to be announced).

 Alongside these three new commissions, the summer months will see the return of popular familiar works. Making a splash with visitors, Klaus Weber’s 2021 work Thinking Fountains and Jeppe Hein’s interactive fountain Appearing Rooms return to the Southbank Centre. Thinking Fountains features two larger-than-life bronze figures spouting water and a waterfall that cascades down from an elevated walkway. Inspired by historical traditions of portal sculptures that adorned the facades of Gothic cathedrals, the artwork transforms the entrance to the Hayward Gallery. Returning for the first time since 2019, Jeppe Hein’s Appearing Rooms is an artwork that takes the form of a fountain. A highly popular piece with children and families, it features walls of water rising and falling randomly to create a series of constantly changing ‘rooms’. The feature was first installed at the Southbank Centre in 2007, and has returned almost every year.

 

Klaus Weber’s Thinking Fountains, 2021, is supported by Art Fund, HENI and the Hayward Gallery Commissioning Committee, with additional support from the Rothschild Foundation.

 The commissioned installation by Anthea Hamilton has been presented with the support of the Hayward Gallery Commissioning Committee, with additional support from Thomas Dane Gallery, Candida and Zak Gertler, and kaufmann repetto, Milan / New York.

 Jyll Bradley’s The Hop, 2022, has been realised with the generous support of the Hayward Gallery ​​Commissioning Committee, and significant additional support from David Maclean.

 The Hayward Gallery’s 2022 commission by Monira Al Qadiri is generously supported by the Bagri Foundation.